San Rocco, il museo del gusto

Nell’immediato entroterra riminese il paesaggio offre allo sguardo dolci colline pettinate da filari di pregiati vitigni e vasti terreni dedicati alla coltivazione dell’olivo. Questi due tipi di coltivi rappresentano il punto di forza dell’Azienda Agrituristica San Rocco di Domenico Tonni: 14 ettari a Villa Verucchio, di cui oltre 8 dedicati a uve Sangiovese, Cabernet e Rebola per un ricavo di 400 quintali di vino rosso e bianco.
“In azienda – spiega Tonni – ho l’attrezzatura indispensabile per vinificare e imbottigliare e spesso la cantina è mèta di curiosità e interesse da parte dei miei ospiti che possono acquistare sia vino sfuso che imbottigliato”.
Dagli olivi (varietà Frantoio, Corregiolo, Rossina) impiantati su 2 ettari, si ottengono invece 20 quintali di olio pregiato. “Purtroppo lo scorso inverno il gelo ne ha bruciati oltre 400, compromettendo ulteriormente gli scarsi ricavi di queste colture. Il prezzo (8 euro al litro) consente solo di recuperare i costi di manutenzione (potature, raccolta, sarchiatura, trattamenti). Oltre agli ulivi ho anche piante di ciliegi (Duroni, Bigerò), fichi e albicocche”.

Quale tipo di agricoltura pratica?
“Simile alla lotta integrata, ma senza certificazione; sto pensando di convertirmi al Bio, che dovrei estendere a tutte le coltivazioni”.

Da quando esiste l’azienda?
“Nel 1959 i miei genitori si sono stabiliti qui, in questo vecchio casolare dell’800, che è stato ristrutturato mantenendo l’aspetto rustico, le travature al soffitto, i sassi, il mattone pieno. Nella casa originale abbiamo ricavato, 15 anni fa, le 5 grandi camere dell’Agriturismo, arredate anni ’20 e provviste di servizi”.

C’è affluenza turistica?
“Si, prenotano prevalentemente italiani, ma abbiamo anche tedeschi, francesi, pochi olandesi e ultimamente danesi. Abbiamo un sito internet, ma qui funziona bene anche il passaparola”.

Cosa viene apprezzato di più?
“La genuinità dei prodotti. Ricordo però degli americani che, guardando il panorama, dissero affascinati: ‘Per noi l’Italia è questa!’. Ritengo che il territorio della Valmarecchia offra spunti molto interessanti. Questo agriturismo diventa meta e punto d’appoggio per escursioni a Ravenna, Urbino, San Leo e altri luoghi limitrofi incantevoli”.

Quale età hanno i vostri ospiti?
“Abbiamo coppie giovani (30/35 anni), con bambini, ma anche over 50/60. Gli italiani prenotano per un week-end, gli stranieri per 4/5 giorni”.

Quante persone lavorano qui?
“Oltre a me lavorano sorelle e cognati, tutti dipendenti. Siamo 6 più i genitori”.

E’ l’agriturismo che funge da calamita anche per le vostre produzioni?
“Si, siamo andati al Vinitaly e partecipiamo alle manifestazioni di promozione estiva ma il vino lo vendiamo principalmente in azienda. Per fortuna quando trasformai il casolare in agriturismo feci buone valutazioni. Da qualche tempo i poderi qui attorno sono incolti, i contadini sono andati altrove perché se l’azienda produce e vende all’ingrosso non si compensano neppure le spese che abbiamo; i ricavi sono scarsi, non permettono di andare avanti”.

LA CHESA  D’NA VOLTA
Conservare e custodire un patrimonio inestimabile; quello che parla delle tue radici, di dove vieni, della fatica, del sudore e della semplicità dei gesti quotidiani, perpetuati e tramandati nel tempo. E siccome sono ricordi di una civiltà, di un mondo che ci sembra lontano, tutti dovremmo conoscerli. Per questo motivo Domenico Tonni ha ricreato, in due grandi stanze, gli ambienti di un’antica casa contadina di fine ‘800 dando vita ad un museo che conta circa 1200 pezzi originali. Accanto ai mobili di casa trovano posto anche quelli più utili al lavoro agreste: il carretto, il telaio, gli orci in terracotta, la madia, il porta-catino, il lavello, la culla. L’antica macina è un vero pezzo da collezione ma vi sono anche il rastrello, “e croin”, il paiolo di rame, le stoviglie che ci parlano della vita semplice di tanti anni fa.

Laura Carboni Prelati