Smog e polveri sottili: che aria tira in Riviera

Rimini smogSecondo il Dipartimento di Chimica Industriale di Bologna, da qui al 2020 arriverebbero rincari in bolletta di 100-200 euro a famiglia se smettessimo di ricorrere alle energie rinnovabili. Al contempo nella provincia di Rimini il numero annuo di giornate con troppo smog continua a varcare i limiti di legge. Quali strumenti adottare per combattere effetto serra e polveri sottili?

Di Mirco Paganelli

Dal 2006 Rimini ha più volte doppiato il limite consentito di giorni all’anno con troppe polveri sottili emesse. Un totale di 2 mesi all’anno con eccessi di smog. Eppure nel 2012, per 9 mesi e mezzo, l’aria è stata classificata come “buona” o “accettabile”, con tanto di medaglia d’oro regionale per qualità. Parallelamente si consumano ogni anno 800.000 tonnellate equivalenti di petrolio a causa di trasporto, abitazioni e settori economici. Vere e proprie iniezioni atmosferiche di anidride carbonica (CO2), causa dell’effetto serra globale. L’Ue ha le idee chiare per il 2020: ridurre queste emissioni del 20%. Due argomenti distinti – la salubrità dell’aria e il surriscaldamento globale – che rispondono alla voce di “inquinamento” e che una mecca del turismo come Rimini, con l’intento di vendere benessere e svago, non può lasciare indietro. Qual è la situazione reale e come si stanno adattando i Comuni alle direttive europee?

Qualità dell’aria

L’inverno è il periodo più critico per il PM10. Nel solo dicembre 2013 le polveri sottili su Rimini hanno superato il limite di legge per 19 giorni di fila (67 in tutto l’anno), con punte superiori ai 100 μg/m3 (il limite è di 50!). Nei primi quattro mesi di quest’anno i giorni “fumosi” sono stati già 28. Dall’altro lato, però, la media annua di PM10 (35 μg/m3) è cinque punti sotto il limite consentito e in linea con la media regionale e nazionale. (Si pensi che a Peshawar, in Pakistan, la cifra ha raggiunto quota 540!). Sia i giorni con troppo PM10 che la media annua di PM10 hanno registrato nell’ultimo quinquennio un trend di crescita. Solo il primo, però, “riveste un aspetto di forte criticità” secondo il dirigente di Arpa-Rimini Marco Zamagni. Di traverso ci si mette pure l’ozono, anch’esso caratterizzato da superamenti del valore limite in aumento, in particolare in estate e nelle stazioni di San Clemente e Mondaino. Non consola il fatto che di tutta la riviera romagnola, il tratto riminese sia quello con meno eccessi.

La situazione generale, però, “non è drammatica” secondo il Prof. Ivano Vassura, docente di Chimica dell’Ambiente presso l’Università di Bologna e il polo di Rimini, “anche se migliorabile”. Certo, “sulle polveri si ha la solita problematica della Pianura Padana – facendo riferimento al particolare clima e alla fisiologia ambientale dell’area, con lo smog di Milano che lambisce anche Rimini -. Ma i superamenti dei limiti non sono eccessivi, va peggio nell’entroterra. Le deposizioni atmosferiche di Rimini evidenziano un carico più basso di certi inquinanti rispetto a Bologna, e un maggior apporto di quelli derivanti dallo spray marino (le particelle marine alzate dal vento, ndr)”. I metalli pesanti sono sostanzialmente in linea con quelli misurati in altri siti costieri, come Venezia o la costa francese.

Rimane da sconfiggere un nemico: il tasso di motorizzazione, del resto in linea con la media nazionale: 600 autovetture ogni mille abitanti contro le 580 di Milano! Preoccupa ancor di più la densità di veicoli: 900 auto per ogni chilometro quadrato del Comune di Rimini. (Ravenna 200. Italia 700. Napoli oltre 6.000!). Eppure secondo l’Istat sono affollatissimi i mezzi pubblici rivieraschi, grazie anche al boom estivo. Con una media di 90 passeggeri all’anno per abitante Rimini è terza in regione dopo Bologna e Parma. Forlì e Ravenna fanno meno della metà. Il blocco del traffico riduce gli inquinanti, ma “si tratta di una misura strettamente emergenziale – prosegue Zamagni -, non sufficiente a garantire il rispetto dei limiti di PM10. Gli eventuali effetti positivi sono di breve durata e fortemente influenzati dalle condizioni atmosferiche”. L’inquinamento è un problema mondiale che ha seminato, secondo l’Oms, 7 milioni di vittime nel solo 2012: un ottavo di tutti i decessi del pianeta. Ischemia cardiaca e infarto rappresentano da sole il 70% di queste morti, oltre al cancro al polmone e ai disturbi respiratori.

Quanto contribuiamo all’effetto serra?

Per calcolare l’apporto di CO2 della provincia di Rimini si è ricorsi nel 2012 al Piano provinciale energetico (Parfer). La sua fotografia parla di 1.700 Gigawattora consumati, nell’ordine, da: terziario, residenze, industria, turismo e agricoltura. Un fabbisogno energetico coperto anche per un terzo dal petrolio; il resto se lo spartiscono metano ed energia elettrica. Le fonti rinnovabili rappresentano solo il 3%. L’oro nero, dunque, è ancora determinante, così come i rincari in bolletta dovuti alle sue importazioni, seppure se ne faccia un ricorso inferiore rispetto al resto del paese. Il Parfer si occupa di assistere il territorio nella corsa verso gli obiettivi europei del 2020. Meno 20% di gas serra, più 20% di risparmio energetico, più 20% di energia rinnovabile.
“Ognuno di noi contribuisce all’emissione di CO2 totale del pianeta con il proprio stile di vita – ricorda il Prof. Leonardo Setti, ricercatore presso il Dipartimento di Chimica industriale dell’Università di Bologna -, per cui ognuno è chiamato a diminuirne l’incidenza. Il piano energetico dà la possibilità di certificare i nostri consumi, ma non è possibile vedere oggi gli effetti delle nostre riduzioni a livello planetario, perché magari altri stanno inquinando di più. Il beneficio non lo si vede nemmeno su scala locale, perché la CO2 su Rimini non è quella prodotta dal territorio – va fatto un importante distinguo tra anidride carbonica e polveri sottili -: la CO2 si diluisce nel sistema globale, mentre i microinquinanti ricadono sul territorio stesso da cui sono emessi”. Il trend è già in positivo: “Tutti i nostri territori stanno riducendo le emissioni. Pochi lo sanno, ma tra maggio e settembre del 2013, dalle ore 11 alle 16, l’Italia andava a energie rinnovabili”. Ancora non vi sono decreti attuativi per sanzionare chi non rispetta gli obiettivi. Si sa però che un deficit nel bilancio energetico di una regione costituirà un debito economico che la porterà a comprare energia rinnovabile da altre regioni.

La simulazione

“Abbiamo calcolato che, se l’Emilia-Romagna interrompesse oggi la corsa alle rinnovabili, ogni famiglia potrebbe trovarsi in bolletta nel 2020 rincari di 100-200 euro”.
Da dove partire dunque?
“Da un piano casa per la riqualificazione – risponde l’esperto -. Facciamo smagrire la torta dei consumi a quello è già costruito. Poi produciamo energie rinnovabili portando fotovoltaico e solare termico in ogni famiglia”.
L’aspetto locale, domestico, delle fonti rinnovabili rispetto alla centralizzazione di quelle derivanti da combustibili fossili, in mano a pochi stakeholder, rappresenta la peculiarità di questa rivoluzione industriale.
“Oggi le grandi centrali, i petrolieri, sono gli allevatori di cavalli che un tempo si scagliarono contro Ford e la sua automobile. Il Ford di oggi è chi usa le rinnovabili in casa. Ce la faremo a cambiare mentalità: tra 5 anni gli ‘allevatori di cavalli’ scompariranno”, ne è certo Setti. “E non dimentichiamo che le rivoluzioni energetiche portano sempre boom economici e occupazione”.


A che punto sono i Comuni riminesi?

Fino a pochi mesi fa solo un terzo dei comuni europei aveva un piano per diminuire le emissioni di CO2. Quelli della costa riminese stanno varcando questa soglia.
A Rimini è stato approvato il Piano per l’Energia Sostenibile (Paes) che prevede l’allineamento con le direttive europee del 2020. A ottobre sarà poi approvato il Piano energetico comunale che snocciolerà gli interventi da adottare.
“Occorre ancora tempo per computare gli edifici residenziali e del terziario. Quelli comunali sono il 3%”, afferma l’assessore all’Ambiente Sara Visintin. Allo studio vi è il ripensamento della circolazione con tanto di spostamento dei parcheggi dal centro storico ed estensione della Ztl con lo scopo di portare fuori le auto; l’aumento degli 80 km di ciclabili e dei 40 km di zone 30; l’intermodalità dei mezzi pubblici con una navetta tra stazione, centro e parcheggi. Le rinnovabili utilizzate in scuole, musei, cimitero e per l’illuminazione pubblica permettono già di evitare 300 tonnellate di CO2. Il sistema aperto di bike sharing (bici rosse) è giunto a saturazione, mentre quello nuovo raggiungerà entro l’anno prossimo i 200 mezzi e le 14 stazioni piazzate ogni 400 metri. Sono poi in corso progetti per incentivare la mobilità lenta degli studenti (Piedibus) e delle professioni (I like my bike).

Bellaria, Cattolica, Misano e Verucchio hanno aderito al Patto dei sindaci, il modello di governance multilivello che vuole unire gli sforzi delle amministrazione locali europee nel perseguimento degli obiettivi energetici del 2020.
Il Comune di Bellaria-Igea Marina approverà il Paes entro settembre dove la parola d’ordine è fotovoltaico: “Abbiamo già realizzato l’impianto più grande in Provincia: con i suoi 5 MWh supera la copertura della Fiera di Rimini”, afferma l’Assessore all’Ambiente Giovanni Giovanardi. Altri impianti in cantiere nelle scuole. L’illuminazione pubblica adotterà i led e il telecontrollo. “C’è ancora parecchia strada da fare. Mentre i consumi del traffico non dipendono dalle amministrazioni, quelli delle abitazioni rappresentano una sfida tutta da giocare”. Le ciclabili sono diventate 5 km e un tratto in esecuzione si collegherà a Rimini. Il trasporto pubblico langue verso l’entroterra: la macchina è ancora troppo appetibile.
Tutte le scuole di Cattolica utilizzano energie rinnovabili. “L’80% del nostro patrimonio edilizio è stato costruito prima agli anni 70 – ricorda l’Assessore all’Ambiente Leo Cibelli -, tutti edifici molto energivori che la politica fatica a sostituire”. Quelli nuovi dovranno avere un isolante di 14 centimetri a differenza dei 5 di quelli vecchi. Per il trasporto pubblico sono stati stanziati 600 mila euro; in previsione ciclabili e una stazione di interscambio per i mezzi pubblici nella zona del parco Le Navi.
Il piano energetico di Riccione è stato elaborato dalla precedente amministrazione ed approvarlo sarà compito di quella nuova. Il documento riguarda la riduzione delle attuali 205 mila tonnellate di CO2 prodotte sul territorio comunale (esclusi i mezzi di passaggio) a partire da interventi su trasporto, edilizia, smaltimento dei rifiuti ed incentivazione dell’energia rinnovabile che ad oggi produce circa mille MWh, contro un consumo energetico 650 volte superiore. Per la qualità dell’aria, invece, si opta per le zone 30, dato che il blocco del traffico “risulta difficoltoso per una città che non ha un centro storico delimitabile”.