Tavolo anticrisi appeso a un decreto

Un Tavolo, quattro priorità: crisi occupazionale, accesso al credito, semplificazione burocratica e disagio sociale. Un percorso iniziato a marzo con i primi incontri, che prosegue tutt’oggi con tutte le parti sociali, politiche ed economiche del territorio: pubblici amministratori, parlamentari riminesi, imprese, banche, sindacati, Caritas, Diocesi e Organi di assistenza sociale. Il tutto coordinato dalla Prefettura di Rimini, promotrice dell’iniziativa. I vari attori coinvolti, non erano mai stati così spinti – volenti o nolenti – al confronto.
A più di sei mesi di distanza è giunto il momento di fare un primo bilancio con il Prefetto di Rimini, Claudio Palomba, ospite della prima puntata del talk show “Tutto Rimini Economia” a cura del mensile TRE (in onda tutti i giovedì alle 21,10 su Icaro Tv) insieme al direttore di TRE Primo Silvestri, al segretario generale della Cgil di Rimini Primo Silvestri e al presidente provinciale di CNA Fabrizio Moretti.

Partiamo da una premessa: l’atto di coraggio del Prefetto Palomba nel riunire tutte le varie parti, invitarle a fare finalmente sistema. Un’iniziativa singolare – verrebbe da pensare – da parte di un ente non prettamente locale. Ci è giunta voce che perfino la segretaria nazionale della Cgil Susanna Camusso si sia meravigliata nel sentire che nel Riminese, a ideare un’iniziativa come questa sia stata la Prefettura e non un’amministrazione locale…
“E’ stato sicuramente difficile – commenta il Prefetto negli studi di Tutto Rimini Economia –. Inoltre, il progetto ambizioso di creare un Distretto Turistico da Cattolica a Ferrara, che, come da accordi con la Regione ha coinvolto le altre due province della Romagna, ha comportato un ulteriore carico di lavoro”.

A che punto siamo arrivati con il Tavolo centrale?
“Stiamo aspettando di convocarlo per fare una prima sintesi perché ci auguriamo – così ci è stato detto –che entro la fine del mese venga firmato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri il Decreto di istituzione del Distretto Turistico a cui sono connessi i vari obiettivi del Tavolo, tra cui quello della ‘burocrazia zero’. I singoli Tavoli stanno continuando a lavorare per raggiungere quei primi obiettivi che ci eravamo dati. In alcuni casi, e anche a breve, ci saranno altre sottoscrizioni di accordi”.

Che cosa si intende, più precisamente, per Distretto Turistico? Perché dovrebbe interessare anche il settore manifatturiero?
“Per Distretto Turistico intendiamo un po’ tutto l’indotto del turismo, che a Rimini è tanto. Quella di Rimini sarebbe la seconda o terza esperienza in Italia ma sicuramente la più estesa. Significa: contratti di rete tra le imprese con agevolazioni, possibilità di una riqualificazione urbanistica, facilitazione di accesso la credito. Il Decreto è un punto di partenza: va costruito il Distretto, un insieme di norme, ma bisogna farlo partire bene.

Si spieghi meglio.
“C’è stato un incontro recentissimo a Ferrara con la Direzione generale dell’ABI perché si vuole concludere un accordo tra l’ABI con le rispettive banche a livello locale, e le quattro associazioni di categoria per facilitare a imprese e famiglie l’accesso al credito. La domanda di credito è diminuita, c’è meno fiducia da parte di chi chiede prestiti, ad andare dalle banche. Abbiamo chiesto all’ABI di individuare forme di garanzia per le stesse banche, che potrebbero essere supportate a livello centrale. Ma penso anche alla riqualificazione urbanistica: attraverso il Decreto sul Distretto Turistico, che speriamo arrivi quanto prima, si potrebbero sbloccare a catena tutta una serie di interventi in grado anche di creare lavoro. Se facciamo ripartire la riqualificazione alberghiera ed extra alberghiera, mettiamo in cammino una catena virtuosa”.

L’altro tema forte è la semplificazione burocratica.
“Sicuramente. Le imprese soffrono perché ci vogliono tempi lunghi per ottenere autorizzazioni, concessioni, e tutto il resto. Con le Province limitrofe stiamo individuando forme di convenzione o percorsi – abbiamo avviato anche contatti con l’assessore regionale – per passare da una forma di autorizzazione ad una forma inversa: un controllo successivo rispetto ai progetti, forme di autorizzazione asseverate. Per fare questo, pensiamo che il distretto turistico sia utile sotto diversi profili”.

Veniamo all’occupazione. Quali sono i risultati?
“Il primo è il Protocollo sottoscritto in Provincia per incentivare forme di contratti di solidarietà. Più in generale, cercheremo di prendere i fenomeni di crisi da parte delle imprese, al primo segnale di allarme. L’obiettivo è di creare una sorta di cabina di prevenzione, ci vuole una collaborazione tra istituzioni che ci porti ad uscire da questa crisi”.

Tra gli spunti propositivi previsti per il Tavolo occupazionale c’erano anche incentivi per start up. A che punto siamo su questo fronte?
“Fondamentale in questa direzione è il Protocollo sull’accesso al credito all’esame dell’ABI con cui continueremo a colloquiare. Il problema del restringimento del credito è strettamente collegato: l’ABI si è impegnata a trovare forme di garanzia, il vero nodo, per quanto riguarda le banche, per fornire credito sul territorio. Mi auguro al momento della firma del Decreto della presidenza del Consiglio, di poter dare anche all’imprenditoria giovanile e femminile un concreto strumento per facilitare sul territorio queste iniziative”.

Semplificazione burocratica: cosa dobbiamo aspettarci?
“La norma sul Distretto Turistico, prima dell’ultima modifica, istituiva un ufficio presso la Prefettura costituito da Regione, Provincia, Comune interessato e Prefetto: entro 60 giorni, in mancanza di provvedimenti – parlo soprattutto di attività produttive – si adotta il provvedimento. Un altro dei problemi delle imprese è di avere risposte dopo 6, 8 mesi, un anno, due anni. Negativa o positiva, deve essere utile per il diretto interessato avere una risposta. In questo senso ricordo un’altra norma del Protocollo per l’accesso al credito:  dare una risposta entro 30 giorni, nel bene o nel male, a chi chiede un finanziamento. Oggi il cittadino rimane sospeso per anni, questo non è più possibile. L’inversione deve essere un senso di fiducia verso chi vuole avviare un’attività produttiva purché ci sia assunzione di responsabilità da parte dell’impresa, con tecnici che attestino presenza di presupposti, ma l’importante è partire. E l’amministrazione controlla dopo”.

Il quarto tavolo, non minore di importanza, è quello sul disagio sociale. Quali misure si stanno prendendo?
“E’ stato sottoscritto un appello-Protocollo da parte di tutti i Comuni da inviare alla Regione per la revisione dei canoni degli alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica perché sono abbastanza risalenti. C’è poi il problema dello scarsissimo turn over degli alloggi: abitazioni molto ampie potrebbero essere utilizzate diversamente. Al tempo stesso, nel Protocollo che andiamo a sottoscrivere, c’è l’impegno degli enti locali, pur nelle difficoltà, a non aumentare la pressione fiscale nei confronti di imprese e famiglie a rischio. Stiamo cercando di percorrere una forma di convenzione anche con le reti di Grande Distribuzione per gli aiuti alimentari e non, verso le fasce di povertà, che stanno aumentando. Come si sta facendo una ricognizione degli alloggi liberi per avviare forme di locazione agevolate”.

Concludendo, quali sono i tempi?
“Da marzo a giugno abbiamo fatto quattro Protocolli in quattro province coinvolgendo tutto il settore pubblico e privato. Mi auguro che gli stessi tre mesi – quindi il tempo è scaduto – arrivi il Decreto da parte dell’Amministrazione centrale. Questa è una macchina con il motore acceso che deve partire subito, e bene”.

Alessandra Leardini