Tirocini: un’occasione solo sulla carta?

La riforma sui tirocini introduce diverse novità per i percorsi avviati tramite Centro per l’Impiego (neolaureati, disoccupati e disabili, non gli studenti universitari). Secondo la Cgil di Rimini non limiterà i casi di abuso. Le aziende a loro volta puntano il dito contro i nuovi vincoli. I tirocinanti quanto ne beneficeranno?

Dopo la riforma sull’apprendistato che a inizio 2013 ha fatto schizzare il numero degli apprendisti della provincia di Rimini, in tempi più recenti è stata la volta dei tirocini regolati dalla legge regionale n.7/2013 entrata in vigore lo scorso 16 settembre. Passato qualche mese, è tempo di misurare le prime reazioni. Premessa: la riforma riguarda solo i tirocinanti extracurricolari (neo-laureati, disoccupati e disabili), non quelli curricolari (chi ancora studia). In Italia l’esercito degli stagisti conta mezzo milione di persone, equamente ripartiti tra le due categorie. A Rimini sono 1.200 quelli gestiti dall’Università, mentre hanno subìto flessioni quelli del Centro per l’impiego: erano un migliaio fino al 2011, poi crollati di due terzi nel 2012 in seguito alla riforma Fornero che limitava il tirocinio ai 12 mesi dopo il diploma.

Extracurricolari. “Proseguono gli abusi”

Giudizio parzialmente positivo quello della Cgil di Rimini sulla nuova legge. L’applicazione sembra presentare ancora delle lacune dato che sembrano permanere casi di abuso. “I primi riscontri parlano di aziende che continuano a considerare il tirocinio come una forma di lavoro a basso costo – rivela Lora Parmiani, Segretario Cgil Rimini -. Si tratta di stage che di fatto rimpiazzano rapporti di lavoro che dovrebbero avere un contratto da dipendente”.
Quale soluzione? “Va potenziato il monitoraggio, e vorremmo farne parte anche noi. Occorre verificare soprattutto quelle aziende che ricorrono con frequenza ai tirocini”. Gli stagisti possono fare richiesta di ispezione, ma le denunce sono sempre poche, perché sperano di essere assunti. Ciò che piace al sindacato è, invece, il riconoscimento del tirocinio come esperienza “orientativa e professionalizzante”, dove il progetto formativo risulta essere dettagliato. Plauso anche alla definizione di un’indennità mensile minima per lo stagista (450 euro): “Era inaccettabile l’abuso di tirocini completamente gratuiti!”. Prima di valutarne il successo, però, si attendono i dati quantitativi e il numero di trasformazioni in contratti di lavoro.

Troppi vincoli spaventano?

Se si alza di molto la soglia di tutela dei tirocinanti non c’è il rischio che le imprese siano scoraggiate e che i giovani perdano, così, un’occasione formativa, magari che rincorre un impiego?
“Nessuna occasione persa – prosegue Parmiani -. Le aziende che abusano dei tirocini per tappare buchi in genere non assumono. Per di più uno scenario privo di regole avrebbe lasciato alle aziende la facoltà di decidere come trattare lo stagista”. Talvolta però i giovani sono disposti a fare pratica in un’azienda, magari prestigiosa, pur consapevoli di non venire poi stabilizzati, con lo scopo di abbellire il proprio curriculum: anche in questi casi non si perde un’occasione? “Un tirocinio in un’azienda che sfrutta stagisti è facile che risulti scadente e che sfavorisca il giovane. Soglie troppo basse di tutela non producono tirocini di qualità”.
Ma il punto interrogativo più grande riguarda la dissonanza tra i curricolari rimasti inalterati e gratuiti e gli extracurricolari ora estremamente vincolati e da pagare. Non c’è il rischio che si prediligano i primi lasciando a casa i secondi (tra l’altro i più numerosi e bisognosi di professionalizzazione)?
“È ancora presto per dirlo. Di certo le scuole devono vegliare sull’attinenza dei tirocini da loro promossi col progetto formativo”.

Norma ancora migliorabile

Ciò che ancora non convince il sindacato è la quantità di tipologie (“troppe”), i 12 mesi del tirocinio di inserimento (“troppi”), e i 450 euro di compenso minimo (“troppo pochi”). Secondo il Segretario “con periodi lunghi e paghe basse c’è il rischio che i tirocini vadano a sostituire dei rapporti di lavoro”.
C’è il rischio che venga usato in sostituzione dell’apprendistato?
“L’apprendistato ha un costo contributivo molto basso e una retribuzione progressiva. Seppure conveniente, costa ancora di più del tirocinio. In ogni caso, confonderli è sbagliato: il tirocinio è solo formazione, l’apprendistato è un rapporto di lavoro”. Quest’ultimo strumento è quello più utilizzato dalle aziende per inserire nuove leve, “per cui ci auspichiamo che l’aumento dei tirocini sia affiancato da un aumento dell’apprendistato, il vero canale di inserimento nel mondo del lavoro”.

Aziende. “Qualche limite di troppo”

Dall’altra parte le aziende esultano, in parte, perché sono tornate a disporre di più persone, non più solo neo-laureati. “Lo stage è uno strumento molto interessante ed utilizzato – afferma Paolo Maggioli, presidente di Confindustria Rimini -. Permette ai giovani di mettere ‘le mani in pasta’ e all’impresa di valutarne le potenzialità. È giusto che sia stata fatta chiarezza su uno strumento tanto importante che in certi casi può prestarsi ad utilizzi non propriamente trasparenti”. Cosa non va giù? “L’obbligo di non avere fatto licenziamenti nei dodici mesi precedenti al tirocinio”, soprattutto in tempo di crisi, dice Maggioli, che al riguardo chiede maggiore elasticità e minore burocrazia. Non solo: “Il limite numerico di stage in rapporto ai dipendenti, stabilito dalla normativa, è proporzionalmente piuttosto basso”.

La parola alle imprese: “La nuova legge non ci scoraggia, però è difficile rispettare tutte le normative – rivela Alessandro Drudi, delle risorse umane di AEFFE, una delle più grandi aziende del territorio -. In particolare la normativa 68/99 sui disabili ha bloccato nuovi tirocini. Negli ultimi 12 mesi siamo ricorsi ad ammortizzatori sociali e licenziamenti, e non siamo riusciti a rispettare le quote obbligatorie di figure disabili. Il paradosso è che con gli ammortizzatori sociali si è esenti da tale obbligo; quando non li si utilizzano, la legge riparte”. Problemi anche con i compensi: i tirocinanti passati tramite il CPI di Pesaro hanno come soglia minima 300 euro, quelli di Rimini 450. Questo per via delle diverse leggi regionali”. Rimane saldo il rapporto di AEFFE con le università, come lo dimostrano i 120 tirocini avviati negli ultimi due anni, quasi tutti curricolari. Di questi, 10 si sono trasformati in assunzioni.

C’è chi, invece, è rimasto scoraggiato, come l’azienda di minibar IndelB che utilizza solo stage curricolari: “È diventato difficile poter ricorrere a quelli extracurricolari. In passato le normative li agevolavano di più”. C’è chi solleva polemiche riguardo ai tempi di attivazione tramite Centro per l’Impiego, quantificato in un mese e mezzo. Questo ritardo, dicono, è in dissonanza con le tempistiche dell’azienda; molto spesso, infatti, si desidera ricorrere agli stagisti per progetti con deadline stringenti. Anche San Marino offre tirocini per locali e italiani, come dimostra la web company Titanka, con un unico problema: “Gli italiani, poi, non sono mai stati assunti. Le pratiche sono troppo lunghe. I sammarinesi sono assunti con più facilità. Di solito gli italiani ricercati per un’esigenza specifica sono figure professionali già avviate”. È cambiato poco per le piccole o medie imprese che già prima non impazzivano per lo stage. “La riforma è stata fatta per limitare le grandi aziende che andavano avanti a stagisti – dicono dall’Api di Rimini -. Sono periodi sclerotizzati per le piccole imprese. Quando si hanno problemi di cassa integrazione non si trova il tempo per formare giovani. Quelle che lavorano assumono senza passare per lo stage, prediligendo personale con esperienza o apprendisti”. Sono solo 6 gli stage attualmente attivi tra le 45 aziende associate.

Mirco Paganelli