Titoli di Stato: attenti al cambio di valuta

In alternativa ai titoli di Stato italiani che attualmente non rendono più del tasso di inflazione, si potrebbe essere tentati da titoli stranieri. Ma è bene ricordare che l’investimento è esposto al rischio del rapporto di cambio tra la valuta straniera e l’euro. Più forte è la svalutazione più si rischia di perdere

I titoli di stato italiani sono adesso un po’ più sicuri di qualche mese fa, ma bisogna investire per un tempo di almeno sette/dieci anni per ottenere un rendimento minimamente apprezzabile, cioè superiore al 2%. Con un’inflazione che viaggia sul mezzo punto percentuale, quello che resta, netto, è intorno al 2%. E’ qualcosa, ma certo non è molto. Un BOT annuale copre appena l’inflazione.
Così può diventare forte la tentazione di trovare altre strade per arrivare a rendimenti più significativi.

Proprio in queste settimane, alcuni giornali nazionali riportano pagine intere di pubblicità in cui promettono, acquistando determinate obbligazioni legate a monete straniere, rendimenti lordi per i primi anni, tra il 3 e il 5,90%. Per il periodo successivo, la durata complessiva è di cinque anni, entrano invece in gioco collegamenti con indici particolari, dove nessuna previsione è possibile.
La promozione, correttamente, mette però in guardia e dice che occorre tenere presente che l’investimento è esposto al rischio del rapporto di cambio tra la valuta dei titoli e l’euro.
Tradotto: il rendimento può essere allettante, ma se in quel periodo la moneta di emissione del titolo si svaluta, addio guadagno.

Facciamo un esempio per capirci meglio: acquisto un titolo di stato USA, che mi rende il 3%, e lo pago 100 euro, equivalente a 137 dollari (al cambio di 1 euro=1,37 dollari). Se questo cambio rimane stabile, alla fine dell’anno avrò incassato 3 euro di interessi (in dollari 4,11). Ma se il dollaro si svaluta, perde valore, solo del 5% contro l’euro, quindi devo pagare 1,44 dollari per ri-comprare lo stesso euro ceduto per l’investimento (che prima valeva 1,37), ecco che il rendimento si riduce da 3 a 2,85 euro. Maggiore è la svalutazione, più forte diventa la perdita di rendimento.

Per chi fosse tentato da questa strada possiamo fornire, perché sia di aiuto, un piccolo quadro di come si sono svalutate rispetto all’euro, alcune monete negli ultimi tempi: la lira turca ha perso il 24%, il rublo russo il 20%, il real brasiliano il 17, la rupia indiana il 14, il dollaro di Taiwan il 9, quello australiano il 19, quello americano il 6,  lo yen giapponese il 19 e il peso argentino il 41%.  In conclusione, dove c’è di mezzo il cambio il rischio è forte e le attese potrebbero risultare completamente vanificate.

Tornando in Italia, è vero che come alternativa ai titoli di Stato ci sono anche obbligazioni di società private, ma anche qui occorre prestare bene attenzione: ad offrire rendimenti elevati – è il caso della società SNAI che è arrivata a pagare il 12% di interessi – sono le società più a rischio. Infatti Luxottica, che invece è ben solida, paga solo il 2,6% per titoli a dieci anni, praticamente come un Btp di Stato.