Turismo entroterra: passi da gambero

Turismo entroterraI turisti dell’entroterra riminese sono aumentati fino al 2012, per poi tornare indietro nell’ultimo anno. Gli operatori della Valconca e Valmarecchia confermano. Un esempio? Una struttura prestigiosa come Palazzo Viviani costretta a ridurre i mesi di apertura. Festeggia solo chi lavora molto con gli stranieri. Quali gli scogli da superare?

di Isabella Ciotti

Il turismo dell’entroterra, negli ultimi tre anni, sembrava aver preso la giusta piega. Superate le 157mila presenze nel 2010, 63mila in più rispetto al 2009 e al trend degli anni precedenti, si pensava che non si sarebbe più tornati indietro. Una crescita costante che, se nel 2011 ha portato nelle valli del Marecchia e del Conca 191.472 visitatori, nel 2012 ha fatto addirittura parlare di boom dell’entroterra: 65.738 gli arrivi e 198.186 i pernottamenti registrati. Ma proprio l’anno scorso, un po’ indietro si è tornati. Una retromarcia del 10%, stando ai dati della Provincia, che annotano 57.203 arrivi e 166.723 presenze.
Il calo è evidente, lo sanno bene le strutture ricettive del territorio. Che ammettono, pur con malcelato pudore e la tipica ritrosia di chi scaramanticamente spera in una ripresa, di aver perso qualche visitatore.
Traditi a volte dalla loro stessa esitazione, gli operatori involontariamente confermano il dubbio, o forse la consapevolezza, che qualcosa non sta funzionando.


La parola agli operatori

Negli alberghi, meno prenotazioni e soggiorni più brevi. A Pennabilli, l’agriturismo La Torre lavora soprattutto grazie al ristorante, mentre risulta sempre più difficile occupare i 15 posti letto messi a disposizione per il pernottamento. I clienti sono soddisfatti, raccontano i titolari, ma sono anche gli stessi degli anni prima, o sono familiari e amici di chi conosce già la struttura. Si fattura ancor meno nel mese di luglio che, come da copione, vede i turisti prediligere la costa.
Anche i borghi più belli d’Italia soffrono. Per l’albergo Castello di San Leo l’interesse a soggiornare è sceso del 2-3% rispetto agli anni scorsi, mentre per il maestoso Palazzo Viviani, Castello di Montegridolfo, il calo è stato tale da comportare un taglio netto delle risorse. “Abbiamo riaperto ad aprile – racconta Lorenzo Casiraghi, resident manager – ora siamo diventati una struttura stagionale”. Colpa della diminuzione di richieste da parte del settore congressuale, che garantiva un maggiore indotto settimanale nell’arco dell’intero anno. E colpa anche della sempre più ridotta permanenza nella struttura: se gli stranieri si godono soggiorni più o meno lunghi, gli italiani non superano le tre notti.
E’ ancora presto, nell’entroterra della qualità, per abbassare le tariffe, ma qualche compromesso ogni tanto bisogna farlo. “In pratica non facciamo più l’alta stagione – spiega Romina Fabbri dell’albergo Castello – e veniamo incontro a chi soggiorna più di due notti”. A Palazzo Viviani, invece, sconto del 25% a chi effettua una prenotazione con pagamento completo anticipato.
Calo del 25% anche per il camping Bert e Nel di Perticara, che dopo quindici anni di attività, perde soprattutto le presenze italiane. La struttura è conosciuta soprattutto all’estero, e se olandesi sono i titolari, olandesi sono anche i campeggiatori, che si concentrano soprattutto tra la fine di luglio e la prima settimana di agosto.

Viviani Montegridolfo

Veduta dall'alto di Palazzo Viviani

In parole povere, si salva chi punta sul mercato estero. Se Osvaldo Mancini, titolare del Camping Marecchia – Piscina da Quinto di Ponte Messa, fosse rimasto ad aspettare i clienti italiani, forse racconterebbe una storia simile a quella dei colleghi. E invece, grazie alle visite dei turisti dell’Est-Europa, olandesi, belgi e tedeschi ai primi posti, da cinque anni ha aumentato le presenze del 10-15%. “Per gli italiani il campeggio è al mare, non nell’Appennino. Si tengono le ferie per autunno e primavera, e al massimo si spostano nell’entroterra per il weekend. Gli stranieri apprezzano molto di più i nostri paesaggi, e spesso di fermano anche venti giorni con tutta la famiglia”. Tra i meriti del camping di Ponte Messa, la scelta di puntare sul turismo sostenibile, anche in questo caso una prerogativa non italiana, e sulle potenzialità delle recensioni online.

Quali limiti?

Ma allora è solo questione di scelte di mercato, di differenze tra italiani e stranieri?
Forse c’è altro che non va in questo tipo di turismo. Com’è possibile che su queste terre, custodi di fortezze e borghi medievali, di paesaggi bucolici ed eccellenze gastronomiche, si salga ancora a fatica?
Intanto, colpa anche della crisi, la vacanza in entroterra non si prenota più con il classico anticipo di chi sceglie, consapevolmente, queste zone. E mentre sulla costa gli operatori beneficiano della contrattazione all’ultimo minuto, chi lavora in Valconca e in Valmarecchia si ritrova a non poter pianificare le presenze e ad allungare sconti e promozioni.
Secondo elemento di disturbo, le strade.
Nessuno pretende di raddrizzare le curve, ma qualche segnale in più e una maggiore illuminazione scoraggerebbero meno i clienti. “Il problema sta sia nella mancanza di indicazioni, sia nella pericolosità delle strade – sostiene la titolare dell’agriturismo La Torre, Chiara Cesarini – ci è capitato, soprattutto di sera, di accogliere clienti scioccati. E non biasimo chi, arrivando nel buio, si chiede dove sia capitato”. Desolanti anche le opinioni giunte all’orecchio di Bert Eigenbrod, del camping Bert e Nel. “La scarsa manutenzione delle strade per gli olandesi è un classico tutto italiano. Quando intravedono le prime sterpaglie ai lati della carreggiata capiscono di essere in Italia”.
Altro
problema, l’eccessiva osservanza al motto “chi fa da sé, fa per tre”. Le strutture non collaborano, né tentano di elaborare pacchetti comuni. Se all’agriturismo La Torre i titolari ammettono di non averne mai sentito il bisogno, quelli dell’albergo Castello di San Leo si accontentano del “circuito spontaneo” per cui otto visitatori su dieci fanno tappa a Venezia, a Ravenna e infine nel Montefeltro. “C’è stata una proposta della Confesercenti alla quale avevamo aderito – racconta Romina Fabbri – ma non ricordo nemmeno di cosa si trattasse. Sono cose che restano sulla carta”.
Manca anche un dialogo con le amministrazioni.
Per rinnovare il camping e la sua offerta turistica, Bert Eigenbrod ha cercato la collaborazione del Comune di Perticara, con il risultato, sostiene, di aver rallentato ulteriormente il lavoro. “Dalla richiesta di licenze per un rinnovo passa almeno un anno, al termine del quale ti senti rispondere che c’è un errore o che mancava qualcosa nella domanda. E la qualità dei servizi è fondamentale per tenersi stretti i clienti”.