Turismo, non basta un segno più per essere felici

spiaggia, turisti Riviera RiminiLa stagione, in Riviera di Rimini, ha chiuso con una crescita del 3-4%. Una boccata d’ossigeno per il comparto alberghiero (e non solo), ma tra Sud ed estero c’è chi cresce a doppia cifra. Come sta cambiando il turismo romagnolo? “Occhio a leggere solo i dati” avvertono gli analisti di Trademark Italia

Di Mirco Paganelli

Non può che essere una buona notizia quando si tirano le somme di fine stagione, vedere percentuali precedute dal segno più. Il numero dei turisti di questa calda estate da poco archiviata, è aumentato rispetto all’anno precedente in provincia di Rimini e, più in generale, in tutta la Riviera romagnola.
Ma dopo anni in cui ci siamo abituati ad una perenne recessione e ad italiani che viaggiano sempre di meno, brindiamo perché abbiamo abbassato l’asticella delle aspettative o ci sono davvero i segnali per una ripresa duratura? Mentre i vari indicatori sull’andamento del settore ricettivo rivierasco parlano di incrementi che girano attorno al 3-4%, altre mete balneari concorrenti – Sud Italia, coste spagnole, croate e greche in primis – salgono del 10% ed oltre. Perché la Romagna si muove più lentamente?

I DATI DELLA STAGIONE

I primi sette mesi dell’anno per la Provincia di Rimini si sono chiusi con un calo di stranieri del 12% a causa del crollo del mercato russo (-50,5% di arrivi) per la crisi del rublo. Tutti gli altri principali gruppi sono aumentati, ovvero: tedeschi +1,9%, svizzeri +3,4%, francesi +5,8%. La permanenza si fa invece sempre più breve e non supera le cinque notti. Per fortuna gli italiani sono tornati a crescere. Rappresentando i tre quarti della domanda turistica, hanno permesso alla provincia di chiudere il periodo con un saldo positivo di quasi il 3% di arrivi, con i pernottamenti in pari rispetto all’anno precedente (4,3 notti in media a turista). Crescono anche Valmarecchia e Valconca, in media del 18%, anche se non si va oltre le due notti a turista.
Dei 32 milioni e mezzo di italiani che quest’anno hanno deciso di muoversi per le ferie (il 9% in più rispetto all’anno scorso), in 7 milioni hanno scelto la Riviera Romagnola, da Comacchio a Cattolica, secondo quanto annunciato dall’agenzia di consulenza turistica di Rimini, Trademark Italia che dal 1984 compie analisi di mercato e cura l’Osservatorio Turistico dell’Emilia-Romagna. “Aumentano gli escursionisti e i residenti di prossimità alla Riviera”. Dopotutto l’Adriatico dispone del 60 per cento di tutte le strutture ricettive della penisola e “il suo raggiungimento è facilitato per chi risiede nelle aree industriali del nord, dato che non ci sono montagne da valicare”.
Il soggiorno per gli stranieri si accorcia, ma quello degli italiani si allunga. “C’è un ritorno all’ottimismo”, spiegano gli analisti. Eppure va specificato che il particolare successo delle spiagge nostrane di quest’anno è dovuto in parte al caldo eccezionale (+20% di giornate soleggiate tra maggio e agosto rispetto al 2014) e alle disgrazie altrui: i disordini di mete storiche come Tunisia, Mar Rosso e Turchia hanno spaventato in molti.
“Gli albergatori della Riviera danno un voto positivo alla stagione 2015 – riassumono gli esperti -. Ma i consuntivi dell’estate saranno meno esaltanti di quelli che appaiono sulle cronache locali e nazionali”. Le passata recessione è stata dura e porta ancora i suoi segni.

Analisi flussi caselli autostradali

ATTENZIONE A LEGGERE I DATI

A mettere in guardia è l’agenzia  Trademark Italia. “Bisogna avere il coraggio di ammettere che tutti i dati sul turismo sono stime e non scattano una fotografia della realtà”, premette il fondatore Aureliano Bonini.
L’ex ministro del Lavoro Enrico Giovannini, quando era ancora presidente dell’Istat, ha sottolineato come in Italia l’evasione fiscale raggiunga il suo punto più critico proprio nel settore turistico dove supererebbe il 50%. Se le strutture ricettive registrano gli ospiti a singhiozzi, dunque, diventa impossibile contarli. Si fa una stima. Lo stesso comparto extra-alberghiero è di altrettanta difficile rilevazione, avvertono gli esperti.
Ecco perché l’agenzia riminese da tempo considera come “indicatore principe”, per valutare i flussi dei turisti in Riviera, gli arrivi ai caselli autostradali dato che la macchina la fa ancora da padrona.
“Dopo cinque anni in cui ogni mese si è chiuso in flessione, dall’anno scorso si è tornati a crescere. Da qui si evince che l’apice della recessione è superato”, dicono da Trademark Italia. Il periodo estivo maggio-agosto ha chiuso con un saldo positivo del 3,8%. Le prestazioni migliori le hanno registrate Riccione e Cattolica (entrambe +5,3%). Positivi anche i flussi ai caselli Rimini Sud (+3,4%) e Rimini Nord (+1,7%). Ad agosto il risultato è stato debole, anche se sempre col segno più, e questo perché “è storicamente il mese con il massimo riempimento delle strutture: è difficile fare un pieno ‘più pieno’”. Un discorso analogo vale per l’Italia.

PERCHE’ NON CRESCIAMO DI PIU’?

In vent’anni, dal 1995 ad oggi, il numero degli arrivi turistici nel mondo è raddoppiato ed è passato da mezzo miliardo a un miliardo di persone. La sola Las Vegas ospita ogni anno 40 milioni di turisti. Pochi di meno di quelli che solcano l’Italia, la quale ha chiuso il 2014 con +1,8% di arrivi sull’anno precedente. Ma se paesi come Germania, Spagna, Russia, Regno Unito e Usa crescono fra il 5 e il 7%, perché l’Italia non cresce con lo stesso ritmo?
Da un lato perché la sua domanda è per metà interna, fatta di italiani che a causa della crisi viaggiano sempre di meno (anche se quest’estate sono ripartiti). Dall’altro lato, il mercato è già saturo: Il Bel Paese è una meta turistica consolidata (Bbsti pensare ai poeti ottocenteschi del Romanticismo inglese che hanno scelto Roma per farsi seppellire!). Per cui, di nuovo, è difficile riempire un bicchiere già pieno. Analogamente, “non si possono attendere grandi percentuali di crescita per la Riviera romagnola perché non sono state realizzate nuove strutture ricettive. Il territorio ne è già saturo. Il turismo in Romagna va bene da anni. È già difficile ottenere un più 3%”, spiega Bonini.
Secondo i dati della Provincia di Rimini, i primi sette mesi dell’anno hanno registrato un incremento di arrivi del 2,8%. Trademark Italia ha rivalutato i dati Istat in base ai risultati delle interviste agli operatori turistici del territorio ed ha così ottenuto un valore di un terzo superiore a quello provinciale, circa il 4%. Un risultato perciò analogo a quello dei caselli.

QUALI MERCATI?

“Ogni comune della Riviera romagnola ha un modello turistico a sé stante – prosegue l’analista -. Gli albergatori prediligono le famiglie perché riempiono le camere, però non va sottovalutato il target degli adulti over 50 che ha disponibilità economiche e, senza più figli al seguito, ricerca la tranquillità”. Le famiglie continuano però a far andare bene i mercati di Bellaria-Igea Marina e Cattolica. “Vengono percepite come tranquille. E i dati dei caselli, in particolare quello di Cattolica, sono molto buoni”.
I cambiamenti più marcati li vive il capoluogo di provincia a causa del dimezzamento del mercato russo che è stato di poco edulcorato dall’incremento di tedeschi, svizzeri e francesi. Situazione analoga a Riccione, Milano Marittima e Cervia. Ma il mutamento si fa “epocale”, più che nei numeri, sul piano sociologico. E riguarda segnatamente i giovani. “Non si viaggia più per destinazione, ma per motivazione”. Si va alla ricerca degli eventi e delle cose da fare. Ecco perché “la moda per la tintarella sta svanendo. È cambiato l’approccio alla spiaggia – prosegue Bonini -. Non c’è più la passione di passare la giornata alternando un bagno all’abbronzatura” (saranno contenti i dermatologi!). I giovani in particolare hanno bisogno di essere intrattenuti. Ben vengano dunque Notte Rosa e Molo Street Parade? “Sono importanti dal punto di vista promozionale però, secondo i nostri dati, gran parte degli spettatori riprende l’autostrada dopo l’evento e non rimane in Riviera a pernottare e a consumare. La realtà è ancora albergo-centrica, però i giovani non hanno i soldi”. Di nuovo, il turismo cambia pelle e lo si spiega con la sociologia laddove le statistiche non arrivano.

L'assessore regionale al Turismo Andrea Corsini
L’assessore regionale al Turismo          Andrea Corsini

“L’ITALIA NON FA RETE”

L’organizzazione dell’offerta turistica italiana è delegata dallo Stato alle Regioni, ognuna delle quali ha delle risorse destinate alla promozione del proprio territorio. Il che ha dato il via ad una vera e propria competizione infra-territoriale. Da Dustin Hoffman che legge l’Infinito di Leopardi sugli “ermi” colli, alle pubblicità di altre regioni passate sulle TV generaliste, è un botta e risposta di spot e testimonial. Ma se si intende competere con il resto del mondo – i paesi sopra citati si sono dimostrati particolarmente capaci nell’attrarre i nuovi turisti dei mercati emergenti – ha senso delegare unicamente ai governi locali la promozione del nostro territorio o ci vuole un “ombrello” che porti tutti quanti in tournee per le fiere del mondo? A livello nazionale la promozione del marchio Italia è ferma.
“L’agenzia nazionale del turismo (Enit) non ha né il budget né gli strumenti per farlo”. A ricordarlo a TRE è l’assessore al Turismo della Regione Emilia-Romagna Andrea Corsini. “In Italia l’offerta turistica è troppo frammentata e mancano le infrastrutture. Per andare a catturare i turisti cinesi non abbiamo sufficiente forza se ci presentiamo da soli come Emilia-Romagna. Occorre un’azione nazionale coordinata con tutte le regioni che decidono di investire sul quel mercato, il tutto all’interno di un progetto pluriennale. Ma non si fa sistema”.
Intanto l’assessore anticipa a TRE la volontà della Regione di investire un milione di euro in promozione sui media tedeschi per il 2016. Nello stesso anno verrà approvata una nuova legge regionale sul turismo. La modifica più significativa? “Costituiremo tre grandi destinazioni regionali: la Romagna, Bologna e l’Emilia. Passeremo ad un sistema che insieme ai prodotti metterà al centro anche i territorio, in una logica di aree vaste”. Ma è tutto ancora allo studio.