Turismo, Romagna unita per conquistare vacanzieri

ufficio informazioni turistiche alla stazioneLeggi regionali poco incisive, il Pubblico che elogia il patrimonio culturale senza promuoverlo, privati che faticano a innovare. Dalla Toscana alla Spagna, tutti superano la Romagna. Allora, perché non un’Area Vasta del turismo?

Di Mirco Paganelli

Il turismo è diminuito a Rimini dagli anni ‘80 ad oggi seppure nel mondo il movimento dei vacanzieri sia triplicato e continui crescere al passo del 4% l’anno (dati UNWTO sugli arrivi). Colpa delle mucillagini e della crisi economica, o qualcosa non ha funzionato a livello gestionale? In Italia si passa più tempo a crogiolarsi dicendo che abbiamo il patrimonio artistico più bello del mondo, invece che proteggerlo e farlo fruttare. Intanto veniamo messi ko dalle coste spagnole raggiungibili coi voli low-cost e dalla loro ospitalità al passo coi tempi. Troppo facile per i romagnoli dire di rappresentare la terra dell’ospitalità quando ci si adagia sui fasti del passato e non si innova la proposta. Un discorso che vale per tutti, dal bagnino al politico, fino all’albergatore.

I DATI

La Romagna è una terra dall’identità consolidata, eppure l’esclusiva sull’attributo romagnola l’ha da sempre e soltanto la Riviera. L’entroterra resta lì a prendere batoste, svuotata dai turisti per il 13% nel 2013 (dati Valmarecchia e Valconca). Anche la costa non festeggia: Rimini ha segnato una contrazione delle presenze turistiche del 4,6% sull’anno prima. Gli hotel chiudono e quelli aperti si massacrano a colpi di prezzi ribassati. Proprio per questo, come moderni Malatesta, si dovrebbe tornare a guardare all’hinterland e alle sue risorse.
La Romagna può essere ben altro che l’abusato slogan dell’auto da dimenticare in albergo perché la spiaggia può essere raggiunta a piedi con San Leo da visitare quando piove. Con pacchetti turistici diversificati, che contemplino più layer esperienziali dal marchio ‘Romagna’ (l’itinerario della gastronomia, dell’arte, del wellness… del cinema?), si potrebbero così agganciare viaggiatori contemporanei alla ricerca di suggestioni più accattivanti rispetto al frusto pacchetto ombrellone-pensione.
Perché – ci domandiamo – non esiste ancora un tavolo intitolato ‘Area vasta del turismo di Romagna’ che promuova un’offerta turistica integrata tra le varie Province?

RIMINI PROMUOVE L’AREA VASTA DEL TURISMO, GUARDA ALL’EXPO E FISSA LE PRIORITA’ DELLA NUOVA REGIONE

“Da trent’anni ci diciamo che il turismo è il nostro petrolio, e invece deve essere la nostra energia rinnovabile”. Il sindaco di Rimini, nonché presidente della Provincia Andrea Gnassi, condivide il bisogno di fare sistema, per questo sostiene di avere investito molto sulla candidatura di Ravenna a capitale europea 2019 della cultura.
“Non ce l’abbiamo fatta, ma abbiamo costruito un tessuto. Così dovrebbe essere sempre. Ogni iniziativa di Ravenna deve portare il marchio Rimini e viceversa. Lo stesso vale per Cesena, eccetera. Sul campanile si sale per guardare sul mondo, non per isolarsi. In questo modo si qualifica l’offerta e si compete sul mercato”.
E allora perché non esiste ancora un tavolo ad hoc?
“Nella promo-commercializzazione i privati seguono già logiche di sistema. Penso ai club di prodotto come i bike hotel, nati grazie a una legge regionale”.
Non solo il marchio Romagna. “Il mondo va più veloce di un’etichetta geografica”. Il sindaco pensa a pacchetti tematici infraterritoriali: “Raccontando la nostra Regione a partire dalla Ferrari, da Fellini o da Piero della Francesca, si presentano inviti più accattivanti per tutti gli appassionati. Bisogna vendere emozioni e lo si fa a partire dalle idee. Un esempio? Abbiamo da poco presentato al Wolrd Trade Market di Londra un progetto che mette in relazione diversi Comuni e Regioni centrali per offrire l’Italia di Piero della Francesca. Penso anche all’esperienza della Via Emilia che ci collega all’Expo 2015 con la cucina, i prodotti igp e la motor-valley”.
Tra pochi anni nel mondo viaggeranno quasi 2 miliardi di persone.
“La Romagna deve giocarsi una partita. I cinesi e i russi prima pensavano a mangiare, ora a viaggiare. Sono un’occasione su cui c’è poco da sorridere”.
Gnassi fa riferimento alle polemiche di quanti sostengono che prima sia il caso di far tornare i tedeschi e gli scandinavi invece di pensare agli asiatici. Non ne vuole sapere lui: “I cinesi iniziano a spostarsi ora. Non possiamo aspettare che si affezionino ad altre mete. Quando siamo andati a promuoverci in Russia ci dicevano di pensare prima ai modenesi, salvo poi ammettere: per fortuna che ci sono i russi”.
Cosa attendersi dalla nuova giunta regionale?
“Il presidente Bonaccini è stato chiaro: portare il pil del turismo dall’8% ad oltre il 10% – ricorda Gnassi che è anche titolare della delega al Turismo del Comune di Rimini -. Bisogna consolidare i collegamenti ad alta velocità con Bologna, Milano, Firenze e Venezia. Mi aspetto che si consideri il turismo come un settore industriale fra i più importante del paese, e come tale necessita di un piano industriale fatto di ricerca, innovazione e commercializzazione. Purtroppo in Italia è sempre stato visto come pratica fai-da-te”.
Collegare gli aeroporti ai siti turistici è un must. “Concentrare tutto il carico aeroportuale a Bologna sarebbe bastato se fosse in vigore una logica di paese. Ma se da Rimini a Bologna il tempo di percorrenza è un’incognita per colpa del traffico in tangenziale, allora abbiamo bisogno di un aeroporto anche a Rimini”. Sintetizza così, Gnassi, il suo forte appoggio alla riapertura dello scalo riminese.

FORLì, CULTURA E CINEMA PER AGGANCIARE TURISTI. GLI AMERICANI, AD ESEMPIO

Per la Romagna c’è tutta una fetta inesplorata di viaggiatori benestanti mai agganciati: gli americani. Questi, nel Belpaese, si fossilizzano nel triangolo Roma-Firenze-Venezia, un asse che passa da Bologna e che schiva la Romagna. Perché non forare questo condotto di turisti per drenarli sul territorio come ha saputo fare la Toscana? Per l’assessore al Turismo di Forlì, Elisa Giovannetti, “il successo di quei luoghi è da imputare alla suggestione che la loro immagine induce nel mondo. La Toscana ha saputo attrarre con finanziamenti delle produzioni cinematografiche statunitensi. Il riscontro è stato immediato. Anche la Puglia lo sa fare. In Emilia-Romagna è in vigore una legge sulla cinematografica, ma va potenziata per attrarre cineasti e mass-media che promuovano il territorio nel mondo”.
Giovannetti si dice entusiasta all’idea di poter lavorare ad un tavolo comune. L’amministrazione di cui fa parte, punta a declinare il turismo locale in chiave culturale: “Con il progetto europeo Atrium, Forlì otterrà il marchio di rotta turistico-culturale attraverso la valorizzazione del patrimonio architettonico di età fascista. Un’epoca che, nonostante la connotazione negative in campo politico, ha saputo esprimere valori estetici attraverso i suoi artisti”.
La Romagna ha una sua naturale capacità a fare sistema, sostiene l’assessore.
“Gli abitanti si percepiscono come appartenenti ad una stessa area geografica. Ma servono contenuti e strutture dove coordinarli, com’è avvenuto nel lavoro condiviso per Ravenna 2019”.
Non dimentichiamo però la concorrenza spietata, in tempi recenti, su aeroporti e fiere da accaparrarsi.
“Sono convinta che a fronte di un obiettivo comune, tutte le competizione possano essere superabili. Da parte nostra c’è piena volontà”.
Da amministratore dell’entroterra, non ha visto un accentramento delle risorse per il turismo sulla costa? “La nostra zona in passato non è stata percepita come luogo turistico, quindi le politiche si sono concentrate laddove il sistema produttivo era più efficiente. Forse l’entroterra non è stato maturo a sufficienza, ma ora i bisogni sono cambiati. La Romagna non è solo la terra dove consumare turismo di massa e piadina. È giunto il momento di investire sulla qualità e non solo sulla quantità”.

RAVENNA, +16% DI TURISTI STRANIERI GRAZIE ALL’ARTE

Che il patrimonio artistico-culturale sia in grado di attrarre turisti 12 mesi all’anno, a differenza del mare, lo sa bene anche l’ormai ex lassessore al Turismo di Ravenna (oggi assessore regionale) Andrea Corsini. “Nel settore dell’arte abbiamo registrato un significativo incremento di stranieri del 16% sul 2013, mentre sul mare sono in leggera flessione, complice il maltempo”.
Corsini ricorda come con Maurizio Melucci, ex sindaco di Rimini, “siamo stati tra i primi a promuovere la promo-commercializzazione del territorio e delle sue eccellenze”. Ma c’è margine di crescita. “Ci vuole una cornice legislativa. Il cambiamento è indispensabile e serve soprattutto ai comuni più piccoli. Penso alle iniziative dell’entroterra, come le sagre nei borghi, dove tanti dal mare le raggiungono. Dobbiamo pensare non più a filiere di prodotti ma di territori”. Oltre ai campanilismi, la progettualità condivisa “è stata rallentata dai territori turisticamente più deboli, timorosi di essere spiazzati da quelli più forti. Ma non è così. Anche loro possono crescere all’interno di un contesto più competitivo”.

CESENA: “PURTROPPO NON SI E’ MAI SENTITA L’ESIGENZA DI UNA RETE”

I vari territori hanno dimostrato scarsa lungimiranza nelle politiche del turismo. Risultato? Ognuno ha fatto per sé. È quanto sostiene l’assessore al Turismo di Cesena, Christian Castorri: “La costa ha pensato alla costa, e l’entroterra a se stesso. Oltre alla competizione, non si è mai sentita l’esigenza di fare rete. Se i dati economici erano negativi si è pensato ‘andrà meglio il prossimo anno’. Ma il futuro non può che vederci lavorare in sinergia per un’offerta diversificata che non contempli solo il lettino al mare. Noi possiamo contribuire col turismo culturale e sportivo”. Attenzione però alla parola progetto, “troppo abusata. Se ne attivano in continuazione, ma se non portano visitatori sul territorio e un riscontro economico, allora non funzionano”. Per questo Cesena sta procedendo ad un riordino delle iniziative per portare avanti solo quelle che offrono risultati. L’errore più frequente nella progettazione? “Non far sentire partecipi gli operatori. Occorre potenziare gli uffici turistici per progettare e vendere, ma se i progetti non sono condivisi da chi accoglie i turisti, allora non c’è futuro”.

Insomma, visto che a parole sembrano tutti condividere il monito di TRE di investire su una programmazione condivisa, e dato l’approdo a Bologna di una nuova giunta regionale, rimarremo con gli occhi puntati sulla politica (e sui privati) per esaltare ogni tentativo di integrazione o denunciarne ogni fallimento. Le stagioni in cui tutti sono più poveri sono un’occasione per sedersi a un tavolo, mettere a sistema le risorse e tornare a competere in un mondo che non perdona l’inerzia.