Una stagione dai due volti

Secondo l’ultimo Bollettino del lavoro del Centro per l’Impiego di Rimini le assunzioni stagionali nel settore ricettivo-ristorativo durante il secondo trimestre 2013 sono state 24.769; vale a dire oltre 4.300 in meno rispetto alle 29.090 del 2012: un calo su base annua che sfiora il 15%. Anche i lavoratori assunti scendono in misura rilevante (- 2.139 unità) passando da 21.985 a 19.846 con una variazione negativa del 10%. Nonostante un calo di 1.100 unità, le donne si confermano la componente maggioritaria: sono il 61,3% delle persone avviate, con una quota che si discosta di poco da quella del 2012 (60,6%). La fascia di età più discriminata è quella dei 25-34enni, scesi dal 28% al 26,9% (- 811 avviati), più dei 35-44enni, passati dal 25,8% al 24,9% (- 740 avviati); mentre gli over 45 si mantengono intorno al 28% (5.587 unità) e rappresentano, quindi, il gruppo numericamente più consistente tra i quattro considerati.

Finita la stagione, i centri per l’impiego della Provincia sono stati intasati di utenti, lunghe file per cercare un lavoro o ottenere un certificato da presentare con la domanda di accesso alla Mini Aspi (indennità di disoccupazione).  Succede così che l’esasperazione tracimi, alle 7.30 di mercoledì 18 settembre: alcune persone già in coda hanno iniziato a litigare nel centro per l’impiego di Morciano.  E sono dovuti intervenire i Carabinieri. File agli sportelli si registrano anche in agenzie interinali e sindacati. Dopo una stagione estiva tiepida dal punto di vista delle assunzioni, si prelude a un autunno di fuoco per disoccupati e inoccupati.

Estefany ha 21 anni, un nome che tradisce origini latine e un diploma di maturità artistica in tasca “Sono 4 anni che faccio la stagione, ho iniziato mentre ero ancora studentessa, dapprima come commessa in un bazar, poi come receptionist.”  Ma le cose non sono state semplici all’inizio: “I primi due anni di stagione da commessa ho ricevuto supporto dal CPI di Riccione, poi invece mi sono trovata male: quando ho espresso la volontà di fare la segretaria d’albergo mi è stato sconsigliato e non mi hanno supportata nella ricerca nemmeno di un tirocinio, come chiedevo.  Allora ho deciso di fare da sola e ho inviato al CPI una mail dove esprimevo il mio disappunto, esortandoli a incoraggiare i giovani che si affacciano al mondo del lavoro.”  Così a fine gennaio 2013, elenco del telefono alla mano, invia il suo cv a tutti gli alberghi di Riccione, Misano e Cattolica: “Ho ricevuto risposta da un hotel 3 stelle a gestione familiare di Cattolica a febbraio, dopo il colloquio sono stata confermata. Ho fatto una stagione breve, giugno- agosto, ma ne sono molto contenta, i titolari mi hanno inserita pienamente nel ruolo, insegnandomi tutto da zero. Dopo un primo periodo di formazione mi hanno dato piena responsabilità nel prendere prenotazioni, accogliere i clienti e accettare i pagamenti. Era quello che chiedevo: imparare! Se penso che l’anno prima ero segretaria d’albergo ma non mi facevano fare niente di tutto questo! In più ero del tutto in regola, 7 ore e ½ al giorno, in un ambiente organizzato e armonioso. Ora ricomincio la ricerca avendo acquisito maggior sicurezza di ciò che so fare.”

Chiara ha 20 anni e un diploma come dirigente di comunità. L’anno scorso ha fatto la commessa in un negozio di cosmetici stagionale, in nero. “Dopo l’esperienza dell’estate scorsa volevo trovare qualcosa di più vicino alla mia preparazione, così ho preso l’elenco dei centri estivi e ho iniziato a mandare curriculum, le risposte però non erano molte e nessuna positiva. Poi una mia professoressa delle superiori mi ha informata che cercavano una ragazza in un asilo privato. Ho fatto subito il colloquio e mi hanno assunta con un contratto a chiamata da giugno a settembre. Mi sono trovata subito bene con le colleghe e soprattutto con i bambini, mi piace molto lavorare con loro! Per loro ero la ‘maestra’. Mi occupavo un po’ di tutto, dalle pulizie alla pappa, ai giochi. Purtroppo essendo un contratto a chiamata ho lavorato poche ore alla settimana, avrei voluto fare di più, sia per guadagnare di più sia perché mi piaceva come lavoro. Inoltre il posto di lavoro non era proprio vicino casa… io abito a Miramare e mi recavo a Viserba utilizzando i mezzi pubblici: un’impresa!” Dato che le ore di lavoro erano poche per cercare di portare a casa una specie di stipendio Chiara ha riempito i buchi vuoti con altri ‘lavoretti’: “nei giorni che non ero all’asilo ho fatto la hostess e la promoter, cosa che faccio da qualche anno, sempre cercando lavoro.”

Non tutte le esperienze di lavoro stagionale hanno però risvolti positivi.
Daniele,
23 anni, inizia a lavorare a giugno presso una falegnameria dell’entroterra. “Il  comune dove abito è piccolo, si è sparsa la voce che la falegnameria cercava operai stagionali, il titolare poi lo vedevo sempre al bar, sembrava ina persona tranquilla, a modo.” Invece.. “Fin dal primo giorno il titolare si è mostrato molto scontroso, mi ha lasciato davanti a un macchinario senza spiegarmi cosa dovessi fare. Pretendeva sempre una o due ore di straordinari, pagati in nero, che iniziassimo a lavorare 15 minuti prima dell’orario e che finissimo sempre 15 minuti dopo. Se ci fermavamo nei corridoi prima dell’orario di lavoro ci veniva a chiamare in modo burbero, obbligandoci a iniziare a lavorare prima dell’orario stabilito dal contratto… uno strazio!” Un vero e proprio caso di mobbing e alienazione: “correva continuamente tra i macchinari, urlandoci di lavorare più in fretta. Non solo, spesso veniva a sovrapporsi al nostro lavoro, togliendoci i pezzi di legno dalle mani e facendo in modo di velocizzare la lavorazione dei pezzi, mandando in confusione l’intera linea… ricordo un mio collega al quale arrivò un’enorme quantità di pezzi da mettere a bancale che gli caddero tutti a terra e sulle gambe.” La terribile esperienza si chiude nel giro di poco: “quando pensavo di licenziarmi, dopo solo un mese, ho avuto un incidente in moto dove mi sono rotto un braccio, così non sono più tornato in quell’inferno”.

Stella ha 24 anni, lavora d’estate sacrificando la sessione estiva di esami universitari per potersi pagare gli studi, lavora da quando ha 16 anni. “Ho fatto il mio solito giro a piedi a marzo con i cv, lasciandoli soprattutto nei negozi di abbigliamento, dato che ho già lavorato in monomarca. Ho trovato subito due privati che mi hanno fissato un colloquio. Il secondo mi avrebbe confermata subito. Mi fissa un colloquio nel quale comincia a farmi strani discorsi, discorsi evasivi… io ribadisco che lavoro solo in regola e con giorno libero. Lui invece mi vuol far capire che il giorno libero lo dà solo ai fissi e che gli stagionali non ne hanno diritto. Chiudo l’incontro dicendo che quelle sono le mie condizioni, altrimenti avrei trovato altrove.” Qualche giorno dopo il negoziante la richiama, deciso a darle il giorno libero, ma le propone un contratto part time di 33 ore a fronte delle 40 e più realmente lavorate. “Avevo bisogno di lavorare per pagarmi università e affitto così decido di accettare di lavorare 7 ore a settimana in nero, poi conosco un ragazzo che lavora per loro con cui ho già lavorato e mi dico che sarà tutto più facile, conoscendoci.” La situazione però prende pieghe grottesche “A giugno inizio a lavorare come stagionale, con me un’altra ragazza, pugliese, il mio amico che era fisso e una signora anche lei fissa. La collega stagionale si licenzia quasi subito, a inizio luglio perché non riesce ad andare d’accordo con i titolari che sono un po’ acidi in effetti e molto confusionari, sia nel tenere il negozio, sia nello stabilire i turni del personale. Arriva al suo posto una ragazza ventenne, non assunta, cioè in nero, e senza esperienza che ci dà filo da torcere perché non indipendente nel lavoro ma… dopo poco sparisce! Rimaniamo io, il mio collega e la signora part time che fa solo il week end… è fine luglio, Nel frattempo ritardano i pagamenti, l’aria condizionata si rompe e siamo costretti a portarci acqua e cibo da casa (con pausa cena di solo 30 minuti consumata sulla panchina) e lasciare tutto nelle nostre borse in bagno, a pochi centimetri dal wc e con più di 30 gradi…” Più volte ho pensato di licenziarmi, non ce la facevo più, ero dimagrita e disidratata oltre che veramente stanca, ma avrei perso il diritto all’indennità di disoccupazione, così ho tenuto duro fino alla fine. Da allora non sono più entrata in quel negozio e nemmeno li saluto se li vedo.”

Melania Rinaldini