Unione bancaria europea: nuovi rischi per i risparmiatori

In un articolo pubblicato a metà dicembre su Wall Street Italia i presidenti delle associazioni dei consumatori Adusbef e Federconsumatori rilanciano uno studio recente di UBS (Unione Banche Svizzere) in cui si afferma che l’Italia, con una massa di 243 miliardi di euro, rappresenta uno dei maggiori mercati europei di Non Performing Loan (Npl)/crediti deteriorati, ed uno dei peggiori rapporti di copertura del rischio. Nel  coverage ratio (ossia la quantità di riserve utili a coprire i non performing loan) stanno peggio, in Europa, solo gli spagnoli, che hanno uno stock di crediti deteriorati pari a 184 miliardi di euro. La Francia ha 171 miliardi di Npl e un coverage ratio del 61%;  il Regno Unito 146 miliardi con il 58,3% di coverage. Di chi sono questi 243 miliardi di crediti deteriorati (scaduti, ristrutturati, incagliati o girati a sofferenza)? Secondo lo studio UBS, 55,9 miliardi, il 23% del totale, sono da attribuire ad  Unicredit, 48,6 miliardi a Banca Intesa, 29,3 miliardi al Monte dei Paschi di Siena (che tra l’altro deve restituire un prestito di circa 3 miliardi di euro allo Stato italiano che gli ha evitato il fallimento), 17 miliardi al Banco Popolare, 12,2 miliardi a Ubi Banca e 7,3 miliardi al Banco Popolare dell’Emilia Romagna.

Il rapporto tra le riserve e il totale dei crediti deteriorati – il coverage ratio – dà per le banche italiane un valore medio del 55,3%, con percentuali che spaziano dal 32,3%  di  Banca Marche al 70% di Deutsche Bank, passando per Intesa e Bnl con il 60%, Mps ed Unicredit al 55%; Ubi Banca 45%; Banco Popolare del 40%”. Banco popolare, Bpm e Carige si sono invece già mangiate l’intero patrimonio.
Vigilare e informarsi sullo stato di salute delle banche, oltre a non far correre rischio ai propri risparmi, è importante perché con la nuova Unione bancaria europea i rischi a carico dei risparmiatori aumenteranno. Prevede, infatti, la nuova normativa che andrà in vigore dal 2016, che nel caso di buchi (perdite) nelle gestioni delle banche le passività saranno divise in due categorie: quelle assicurate (i depositi dei clienti fino a 100mila euro) e le altre, che possono essere detenute da privati risparmiatori o da investitori qualificati.  Questo vuol dire che se una banca si trovasse in difficoltà gli investitori (possessori di obbligazioni, ecc.) non ne uscirebbero indenni. Non è una novità da poco, considerando che le obbligazioni bancarie, cioè le passività non assicurate, oggi possedute dalle famiglie italiane ammontano a 347 miliardi di euro, che sono il doppio dei risparmi investiti in titoli di stato e più di quanto messo nei fondi comuni.
Eppure, nonostante questi maggiori rischi, le banche (caso ultimo Banca Intesa) continuano ad emettere titoli strutturati, con una forte componente di rischiosità finanziaria, che va ad aggiungersi alla  rischiosità dell’emittente, oggi  più pesante del passato.  Per conseguire poi rendimenti del tutto paragonabili ad un Btp di pari durata, ma molto meno rischioso.
Come di consueto diamo un’occhiata anche ai titoli pubblici. I rendimenti sono ancora in calo: dal Bot annuale che ad ottobre  rendeva, netto, 0,88 % quando oggi si ferma a 0,62 %, e non copre nemmeno l’inflazione, ad un Btp a quattro anni che offre rendimenti del 2,40 %, quando stava a 2,56 %.