Usato, quel mercato che fa… tendenza

Lo staff del franchising Valentina's Bazar

Secondo una recente ricerca Doxa il 44% degli italiani compra e vende articoli di seconda mano. Il 73% di questi preferisce recarsi in un negozio o mercatino. Negli ultimi cinque anni, in provincia, attività commerciali di questo comparto hanno continuato ad aumentare. Ma chi acquista usato, e perché?

di Melania Rinaldini

18 miliardi di euro, a questa cifra ammonterebbe il valore del mercato dell’usato in Italia, secondo una recente ricerca di Doxa. Circa il 44% degli Italiani compra e vende articoli di seconda mano.
Una vera svolta nelle abitudini di consumo: comprare e vendere oggetti non è più monopolio dei commercianti ma è diventato un’attività quotidiana, all’insegna del riciclo, del risparmio e dell’ecologia. I modi per vendere e comprare sono svariati: mercatini dell’usato, fiere, annunci online, annunci tradizionali (sebbene a Rimini non si trovino più giornali di piccole inserzioni), gruppi Facebook e il classico passaparola tra amici e conoscenti.
La stessa ricerca però ci conferma che gli Italiani preferiscono ancora vedere e toccare di persona l’oggetto che cercano per decidere se acquistare o meno. Sempre secondo l’istituto di ricerca Doxa, il 73% del campione preso in considerazione preferisce rivolgersi a un negozio o mercatino. Cifre a parte sono quelle che riguardano il mercato dei veicoli, con l’aumento dei passaggi di proprietà nel mese di giugno 2015 registrati dall’Aci.
Il vero trend che da anni continua ad avere segno positivo è quello relativo agli articoli di abbigliamento, per la casa e per l’infanzia, libri e accessori vari.
La dinamica di queste attività è quasi ovunque quella del conto vendita: il negoziante seleziona gli articoli che il cliente vorrebbe vendere, in base a qualità, stato di usura e particolari richieste dal mercato locale. Il negoziante propone un prezzo di vendita al pubblico e il cliente è libero di non accettarlo e quindi di non lasciare i suoi oggetti in esposizione presso il negozio. Se invece è d’accordo, si firma un semplice contratto con tutte le regole del rapporto. Solitamente l’incasso è diviso a metà, ma ci sono variazioni stabilite dal negoziante in base alle caratteristiche degli oggetti. Oltre un certo periodo fissato, il prezzo viene scontato, fino a raggiungere un prezzo di realizzo in caso l’articolo non venga venduto entro un determinato periodo. Durante tutta la permanenza dell’articolo nel negozio il proprietario può ritirarlo a sua discrezione.Le attività di vendita dell’usato non sono tenute a emettere scontrino fiscale, ma una fattura al cliente che ha fornito loro gli articoli venduti.

A RIMINI QUAL E’ L’ANDAMENTO?

Abbiamo chiesto all’Ufficio Studi e Statistica della Camera di Commercio quante attività in provincia sono registrate come rivenditori di merce usata. Il periodo preso in esame va dal 30 giugno 2010 al 30 giugno 2015 e mostra alcuni dati interessanti.
Seguendo le attività con codice Ateco 47.79, “Commercio dettaglio di articoli di seconda mano in negozi”, scopriamo che c’è molta divergenza tra comune e comune. Ci sono comuni del riminese che non hanno nessuna attività di questo tipo o una sola attività, si tratta di comuni anche molto lontani tra loro, come Bellaria – Igea Marina, Montefiore Conca, Morciano di Romagna, Misano Adriatico e Pennabilli.
Al contrario, l’aumento di negozi dell’usato nel quinquennio, è riscontrabile in comuni come Riccione (+2), Cattolica ( +1) e Rimini (+5). Cattolica, Riccione e Rimini formano la triade del territorio con la maggior parte di punti vendita di settore: al 30 giugno 2015 sono rispettivamente 4, 6 e ben 19 per il capoluogo. Novafeltria rimane stabile con 2 attività registrate.
I numeri confermano che l’aumento maggiore avviene proprio per le attività dedite alla vendita di indumenti e altri oggetti di uso comune, passati in provincia da 3 a 13 in 5 anni.

Com’è facilmente intuibile, in regione è Bologna la città con più attività dedite all’usato, sono 102 quelle registrate, ma il dato è stabile da 5 anni. Mentre è interessante notare che nelle città più a Nord, Ferrara e Parma, il trend è negativo, la variazione del quinquennio è di -15,4% per la prima e di -5,6%. L’exploit è della provincia nostra vicina: Forlì-Cesena registra una variazione positiva di quasi il 31% in 5 anni, seguono Reggio Emilia con +19,7% e poco sotto Rimini con +19.4%.In totale l’Emilia-Romagna segna un +6,1% nel quinquennio 2010 – 2015, relativo alla presenza di attività di vendita dell’usato registrate negli uffici delle Camere di Commercio. Dati in linea con la media nazionale che è di +4,1%, con un aumento significativo a partire dal 2012, dato comune alle due realtà territoriali (Fonte Infocamere Stockview).

QUALCHE CASO

Proprio da uno dei comuni con scarsa presenza di attività di vendita di oggetti usati è partito un franchising che ha da poco raggiunto i cinque punti vendita. Si tratta di Valentina’s Bazar, un marchio tutto dedicato agli articoli per l’infanzia.
Catia Romano ne è l’ideatrice: “Nel 2008 ho aperto il mio negozio a Misano Adriatico. L’ho chiamato Valentina’s Bazar per dedicarlo a mia figlia Valentina. Ho deciso di dedicarmi alla vendita di articoli usati per bambini perché da mamma ho fatto esperienza di quanto velocemente crescano i figli e di quante cose possono essere ancora sfruttate. Oltre al fattore economico, al risparmio in sé, c’è anche un fattore etico, contrario alle logiche di consumismo esasperato.”
Come è nato il franchising?
“Io sinceramente non ci avevo mai pensato, ma più di un cliente mi ha suggerito questa cosa e infine mi sono informata e mi sono convinta. Così nel 2013 è partito il progetto. Ho lasciato il punto vendita di Misano per dedicarmi completamente alla gestione del franchising. Col tempo abbiamo aperto altri punti vendita a Pesaro, Cesena e Arezzo”.
Chi si rivolge a questi negozi e cosa cerca più spesso?
“In realtà non c’è un cliente tipo, verrebbe da pensare che persone meno abbienti possano essere la clientela tipo di un negozio dell’usato. In realtà abbiamo clienti di tutti i tipi, dai professionisti, avvocati, commercialisti a operai e dipendenti. Oltretutto non vengono solo i genitori, ma la cosa carina è che spesso sono i nonni a portare il passeggino o il seggiolone del nipote per poi reinvestire la somma guadagnata in qualcosa che serve al momento o per versarli in un libretto. Abbiamo clienti molto fidelizzati, questo sì. Penso sia perché trattiamo solo oggetti seminuovi e in ottime condizioni, devono essere pronti per servire a un bambino, quindi la qualità è molto importante. Gli articoli più venduti sono l’abbigliamento e le scarpine, poi vengono le attrezzature come passeggini, culle e lettini che noleggiamo anche per strutture o privati. Abbiamo poi scelto di dedicare una piccola parte del negozio ad articoli nuovi.”

Barbara Zavatta, titolare di PianoB

Barbara Zavatta, titolare di PianoB

Clienti fidelizzate sono anche quelle di Piano B, negozio di abbigliamento femminile usato e selezionato, gestito da Barbara Zavatta: “dopo anni di lavoro nel mondo della moda ho deciso nel 2012 di inaugurare questa attività. Mi piace distinguermi dagli altri negozi di usato perché spesso chi entra non pensa siano cose usate da quanto sono belle e ben tenute.”
La sua attività ha un’impronta molto personale, come seleziona i capi da mettere in conto vendita?
“Ho delle clienti fisse che comprano e rivendono qui i loro abiti e gli accessori, poi ho anche clienti occasionali che si fermano magari perché hanno visto la vetrina. Do molta importanza alla selezione perché prima di tutto sono un’amante della moda e ho dei gusti particolari, poi perché, essenzialmente, se prendessi cose senza selezionare troppo non le venderei. Seguo molto le tendenze, non per forza solo dei grandi stilisti, ma anche del pronto moda. Non prendo capi troppo vecchi con tessuti importabili, il vintage quello estremo che ormai non mette proprio nessuno. Preferisco cose recenti e portabili. Quel genere così datato è più da collezionista.”
Le clienti tipo chi sono?
“Non troppo giovani, dai 35 ai 55 circa, sono donne con una maturità di stile, persone che sanno cosa piace loro e lo cercano. Si vestono non seguendo esclusivamente ciò che viene proposto, ma anche facendo abbinamenti personali. Alcune clienti hanno piacere a cambiare abiti ad ogni stagione e in questo modo lo fanno in maniera intelligente. Io lo dico sempre: se tieni una borsa di quelle firmate e costose nell’armadio e non la utilizzi mai, è inutile che tu ce l’abbia, sono soldi fermi. Rivendere è un buon modo per liberare l’armadio e recuperare una somma da riutilizzare, perché no, sempre in vestiti e accessori.”