Prestiti e usura bancaria, quel confine molto sottile

prestiti usurai

Su 265 pratiche bancarie riminesi analizzate da un pool di esperti locali in un’indagine ad hoc sull’usura nel primo semestre 2015 i rapporti irregolari rilevati sono 181, il 68%. E ad applicare tassi d’usura sono più le banche locali che quelle nazionali o estere. Un dossier per capirne di più, sapere come muoversi e come agire in caso di prestiti al limite della legalità

Di Primo Silvestri

Senti parlare di usura e la prima cosa che ti viene in mente è quella illegale, spesso violenta, praticata dagli strozzini nei confronti di quelle persone, disperate, che si sono viste chiudere in faccia tutte le altre porte del credito. In realtà, dietro questo fenomeno, che molto spesso fa notizia e clamore quando qualche indagine acciuffa i responsabili, si cela un’usura più sottile, nascosta tra i numeri, vestita in doppio petto. E’ quella praticata da istituti di credito bancari e finanziari ufficiali che si verifica quando un tasso di interesse applicato per un prestito è particolarmente oneroso e molte volte superiore al tasso medio di mercato. Un esempio? L’applicazione trimestrale di tassi altrimenti annuali, che così diventano stratosferici. Ma ci può essere anche di peggio.
Nel territorio riminese, di questi casi ce ne sono tanti, forse anche più di quanto ci si potrebbe aspettare. Lo attestano dei dati concreti portati alla luce da un pool di professionisti locali (uno proveniente dal mondo bancario, un avvocato e un perito/commercialista) che da qualche tempo analizzano conto correnti, mutui, leasing e altre pratiche bancarie portate alla loro conoscenza, per verificare se sono stati applicati tassi d’usura, se è stato praticato anatocismo (quando le banche fanno pagare gli interessi sugli interessi, vietati dal 1° gennaio 2014) o se si presentano nei rapporti tra banche e clienti altre forme di irregolarità.
Il risultato è sorprendente: su 265 pratiche analizzate solo nel primo semestre 2015 (113 riguardanti conto correnti, 118 mutui e 29 leasing) i rapporti irregolari rilevati sono stati 181, ben il 68 per cento. Certo, sono solo i risultati di un gruppo di professionisti che si è dedicato e specializzato sul tema, ma non sono gli unici. Quindi i numeri, in provincia, sono ben più consistenti. Stupisce anche il fatto, continuando a scorrere i risultati dell’indagine campionaria di questi professionisti, che spesso, come illustrato negli esempi concretissimi che vedremo, le cifre da recuperare sono tutt’altro che disprezzabili.
Infine un’ultima sorpresa: ad applicare tassi d’usura sono più le banche locali che nazionali o estere. Il rapporto è di circa quattro a uno.

COME POSSIBILE?

In questi casi qualcuna delle banche esaminate potrebbe aver “giocato” con l’interpretazione delle norme, violandole, ma non troppo. Chissà, forse confidando nella difficoltà, per il cliente, di accorgersene, se non è particolarmente accorto e informato o non ricorre a qualche esperto.
In Italia l’usura bancaria è stata oggetto di una specifica legge, la n. 108/96, che modificando l’art. 644 del codice penale riguardante l’usura (che è un reato) ha inteso allargare la fattispecie anche agli intermediari bancari e finanziari.
Un’altra fonte di irregolarità frequente può essere costituita dai prestiti personali con cessione del quinto dello stipendio o della pensione (cioè la cessione del 20 per cento delle proprie entrate in cambio di un prestito). Spesso non tanto per gli interessi praticati, ma per le spese aggiuntive applicate (commissioni, assicurazione obbligatoria, ecc.), che sommati possono far lievitare enormemente il tasso annuo effettivo globale (TAEG) che regola le operazioni di finanziamento.

I CONSIGLI DELL’AVVOCATO

Cosa succede quando gli esperti cui ci siamo affidati scoprono che la banca o la finanziaria ci ha applicato un tasso d’usura, facendoci pagare molto più del lecito?
Il cliente può decidere di non fare niente, lasciando le cose come sono, oppure iniziare un iter per il recupero del maltolto. A quel punto ci vuole un avvocato esperto della materia e un perito che deve “asseverare”, cioè confermare la validità della perizia tecnica.
Dunque, come prosegue l’iter? Lo chiediamo all’avvocato riminese Antonio Paone.
“Compiuta questa validazione, l’avvocato cita la banca, deposita la documentazione in tribunale ed inizia così una causa civile. Prima però di citare in giudizio l’istituto di credito, va esperito il tentativo di mediazione obbligatorio per legge, anche se è difficile trovare in quella sede un accordo con la controparte. La causa avrà per oggetto l’accertamento e la verifica, tramite un perito nominato dal giudice, dei rapporti oggetto di domanda giudiziale. Nel caso in cui dovesse emergere l’illecito, la banca o altri verranno condannati alla restituzione delle somme indebitamente percepite”.
I tempi della giustizia, però, non incoraggiano i ricorsi, visto che si parla di quattro, cinque anni solo per arrivare al primo grado di giudizio…
“E’ vero, ma è importante attivarsi di fronte ad un presunto illecito. E lo è ancora di più, soprattutto se si ha qualche difficoltà perché ci si trova in ritardo con il pagamento di qualche rata, non attendere che sia la banca o la finanziaria a muoversi per prima. La ragione è semplice: così si parte svantaggiati, sulla difensiva. Meglio anticipare e agire per primi, perché questo consente qualche margine di manovra in più”.
Come?
“Per esempio decidendo di citare la banca, magari perché si notano troppe spese dagli estratti conto trimestrali, oppure perché si fa fatica a pagare la rata del mutuo su cui gravano tanti interessi. In questo modo si diventa ‘attori’ nella causa che si intraprende e si decide per primi quando fissare la prima udienza. In questo caso è opportuno definire la strategia con un legale specializzato, perché se si contesta ad esempio un mutuo, ma esiste anche un rapporto di conto corrente con un fido utilizzato, una volta citata in tribunale, la banca potrebbe essere tentata di revocare immediatamente il fido, chiedendo l’immediata restituzione della somma. In casi come questo è opportuno contestare tutti quei rapporti con la medesima banca o finanziaria che possono prestarsi a eventuali ‘ripicche’ dell’istituto di credito”.

Un po’ per la lunghezza dei processi, un po’ per il timore che sempre le banche incutono (uno pensa che economicamente possono resistere di più, pagare i migliori avvocati, ecc.) solo un 25-30 per cento delle pratiche in cui sono stati rilevati tassi d’usura finiscono effettivamente in tribunale.

TASSO SOGLIA SEMPRE PIU’ ALTO… E L’USURA SCOMPARE

La domanda che molti si faranno è semplice: ma dove finisce il tasso d’interesse normale e dove comincia l’usura? E, soprattutto, chi lo stabilisce? A fissarlo, ai sensi della legge 108/96, ogni tre mesi, è il Ministero del Tesoro, ma operativamente è la Banca d’Italia ad effettuare l’indagine seguendo questa procedura: prima della pubblicazione, quindi con la stessa scadenza trimestrale, chiede alle principali banche e intermediari finanziari nazionali il tasso affettivo globale (TEG) applicato alla clientela, secondo le categorie delle operazioni (crediti personali, mutui, leasing, ecc.) comprensivo di commissioni e altre spese (art. 2 della legge 108/96, comma 1). Poi calcola la media di questi tassi e ne ricava il tasso effettivo globale medio (TEGM) su base annua. Il tasso soglia, oltre il quale scatta l’usura, è dato dal TEGM, aumentato del 50 %. Questo fino al maggio del 2011.
In piena crisi (aspetto non indifferente), la procedura è cambiata a vantaggio degli istituti finanziari e molto meno della clientela. Infatti, da questa data, il tasso soglia si calcola prendendo il TEGM, aumentandolo di un quarto, ed aggiungendovi ulteriori quattro punti percentuali, pare tenendo conto degli interessi di mora applicati dalle banche. Però con l’aggiunta che la differenza tra il limite e il tasso medio non può essere superiore ad otto punti percentuali (Comunicato del Dipartimento del Tesoro del 18 maggio 2011).
In pratica, il tasso soglia oltre il quale scatta l’usura, è stato portato così in alto, nonostante la crisi, le difficoltà delle famiglie e delle imprese, e la mancanza di credito, che praticamente ha assorbito e cancellato l’usura (legale).

Vediamo subito un esempio. Attualmente, per un mutuo a tasso fisso il tasso medio è al 3,96% e il tasso soglia all’8,95% (più del doppio). Per uno scoperto di 1.500 euro senza affidamento, dove già le banche possono applicare tassi del 15,95%, il tasso soglia è stato portato dalla Banca d’Italia al 23,93%. Per anticipi e sconti fino a 5 mila euro, le banche applicano il 9,72% e il tasso soglia è al 16,1%.