Vendere ai cinesi: anche i riminesi si ingegnano

Rn,12/07/06:extracee, cinesi©Riccardo Gallini_GRPhotoMolti italiani, riminesi compresi, guardano alla Cina per vendere i loro immobili. “Ormai i cinesi sono gli unici ad avere grandi disponibilità economiche” afferma Salvatore che vende un bar gelateria-pasticceria in pieno centro a Riccione. Il suo è uno dei 18mila annunci presenti sul sito www.vendereaicinesi.it. In Italia il trend è positivo, ma in provincia di Rimini non sfonda

di Laura Carboni Prelati

Tra gli ultimi colpi messi a segno dai “nababbi” dagli occhi a mandorla c’è  lo storico hotel Waldorf Astoria di New York, passato dalla catena Hilton al gruppo assicurativo di Pechino Anbag Insurance Group per 1,95 miliardi di dollari. Vendite a cinesi hanno coinvolto anche ville storiche e castelli italiani come Villa Godilonda a Castiglioncello, casa estiva dei Bulgari, decantata da D’Annunzio, acquistata per 8 milioni e mezzo, villa Corcos, casa al mare di Alberto Sordi, acquistata da un industriale di Hong Kong, e via di questo passo. I clienti del futuro, dicono le società di settore, vengono da Est, e stanno soppiantando americani e inglesi, un tempo principali acquirenti.
Su questo nuovo mercato si inserisce la fortunata intuizione di tre amici, due fratelli cuneesi di Alba, Alberto e Simone Toppino (40 e 35anni) che, insieme ad Alessandro Zhou (26) laureato alla Bocconi (genitori cinesi ma nato in Italia) hanno compreso che la lingua e le distanze culturali sono forse l’unica barriera che frena le potenzialità degli scambi fra italiani e cinesi che vivono in Italia.
Perché – si sono chiesti – non creare un canale dove veicolare le offerte italiane, facendole incontrare col potere d’acquisto di chi, in questo momento, è fra i pochi in grado di comprare? E’ la nascita del sito “vendere ai cinesi.it”.

UN SITO BILINGUE

Un migliaio di inserzioni corredate da foto dopo un mese dall’apertura, avvenuta nel febbraio 2013. Il sito, specializzato in annunci, è, come dice Alberto Toppino, “il primo sito italiano per cinesi residenti in Italia che fornisce un servizio di traduzione professionale in entrambe le lingue. Le pagine web – aggiunge l’ideatore – sono di facile comprensione, semplici nella veste grafica e questo per abolire qualsiasi barriera che, da sempre, risiede nelle difficoltà legate alla lingua”.
Per allestire il sito sono stati contattati un consulente-traduttore, un programmatore e, a 8 mesi dall’idea, la pagina web è partita. La formula è semplice: per 42,50 euro l’annuncio resta visibile sulla pagina web per 70 giorni, sia sulla pagina in italiano che sull’omologa in cinese. L’annuncio viene pubblicato anche sui due principali giornali cartacei in cinese venduti in Italia.
“Abbiamo voluto appianare le difficoltà – spiega Toppino-. Le comunità cinesi in Italia parlano ancora poco l’italiano, ma leggono giornali cinesi. Non è facile entrare nella loro mentalità; molti di loro fanno fatica a integrarsi soprattutto per un problema di comunicazione, per questo un sito bilingue è utilissimo”.
Cosa riguardano gli annunci?
“Dal capannone commerciale alla villa in bioedilizia con piscina, ma si vendono anche attività come tabaccherie, centri benessere, gelaterie. A 18 mesi dalla sua nascita, sui motori di ricerca la pagina web è ben posizionata e può permettersi spazi a pagamento”.
Riuscite a quantificare le visite giornaliere?
“Abbiamo circa 2500 contatti quotidiani”.
Quanti sono gli inserzionisti?
“Oggi oltre 18.000. Il sito ha un suo gemello cinese, la piattaforma Maimaiouzhou.com (compro-vendo in Europa) con ideogrammi cinesi. Se l’idea funzionerà, il già elevato numero di imprese cinesi in Italia (41 mila nel 2012 secondo i dati della Camera Commercio Milano) subirà un’impennata”.
Quanti annunci nuovi vengono pubblicati al giorno?
“Circa 40”.
In azienda quante persone lavorano?
“Abbiamo 8 dipendenti a tempo indeterminato; 2 sono madrelingua cinesi, 6 sono italiani, tutti sotto i 30 anni. Tre di loro, laureati, sono andati 1 anno di studio in Cina”.
Per quale motivo è nato il sito?
“Per avvicinare i cinesi alle opportunità del mercato italiano, per mettere in contatto un venditore italiano con un compratore cinese, così entrambi possono fare business. Noi traduciamo e pubblichiamo, non ci interessa il contenuto dell’annuncio quanto renderlo comprensibile”.
A quanto ammonta il fatturato?
“La start up in 18 mesi ha realizzato 1 milione di euro di fatturato”.
Siete in espansione?
“Realizzeremo una versione spagnola e francese del sito ma stiamo pensando anche a un sito turistico rivolto ai cinesi: turisticinesi.it sarà il suo nome col medesimo meccanismo di traduzione e le stesse dinamiche. Sarà integrato da video formativi pubblicati on-line; ogni anno i turisti provenienti dalla Cina sono circa duecento milioni”.
Le inserzioni hanno buon esito?
“Noi, per una questione di privacy, non seguiamo le trattative, però abbiamo sentito diversi clienti contenti per l’aquisto di bar, tabaccherie, sale-giochi, negozi. Abbiamo spesso esiti positivi per il settore commerciale, per il residenziale meno, l’industriale è poco allettante”.
Quanto tempo passa dalla pubblicazione dell’annuncio ad una conclusione?
“Se ci sono pochi contatti vuol dire che l’oggetto dell’annuncio non è di forte interesse per il cinese; o va subito o non va. Vi sono infinite offerte su un mercato vastissimo e sempre più ricco di occasioni; non tutto è oggetto di attenzione, ciò che viene offerto non sempre è appetibile. Ho visto vendere attività da 1 milione di euro velocemente, vendere in 3 giorni un baretto a 40.000 euro, e nessun contatto per un altro bar alla stessa cifra; l’offerta è molto diversificata, ognuno ha il suo portafoglio, le sue esigenze”.

LA SPERANZA DEGLI INSERZIONISTI

Per gli italiani, sempre più col fiato corto per problemi economici di ogni sorta, pare sia arrivata una boccata d’ossigeno dal paese del Sol Levante. Ma ci sono aree geografiche con più appeal? Qual è l’identikit del compratore ideale?
“Le aree storiche dove i cinesi si sono insediati molti anni fa sono ormai sature (Firenze-Prato-Roma-Milano) – afferma Alessandro Zhou -. Dopo molti anni di lavoro i cinesi di prima generazione si sono arricchiti e hanno comprato diverse attività; oggi hanno tutto l’interesse ad aprirne di nuove per accrescere il loro status economico. Hanno anche desiderio di spostarsi in provincia per investire e questo sito che crea dei contatti, è l’ideale”.
Se sulle pagine web le offerte sono divise per regione, gli annunci sono suddivisi in 7 sezioni: Immobili, Attività, Motori, Servizi, Beni e Prodotti, Lavoro, Altro. Le pagine dell’Emilia Romagna sono 13, su ognuna di esse vi sono dagli 8 ai 12 annunci che, cliccando, possiamo visionare uno per uno per conoscere ubicazione del bene in vendita, nominativo, riferimenti e contatti.
Nella nostra area regionale, preponderante è l’offerta nel settore immobiliare, seguono le attività commerciali come bar, chioschi, pizzerie, infine capannoni industriali.

Sentiamo dagli inserzionisti com’è andata dopo la pubblicazione.
Antonella (annuncio del 23 settembre) per una pizzeria d’asporto/gastronomia a Corpolò, chiede 130.000 euro trattabili. “Per il momento non ho ricevuto telefonate – commenta -. Nella mia zona vi sono solo un bar e un negozio bazaar gestite da cinesi. Vedremo”.
Risale all’8 settembre invece l’annuncio di Alberto di Riccione che ha scelto questa formula per non dover pagare intermediazioni ad agenzie. “Vendo un immobile (casa su 3 livelli con 5 camere, anche per due famiglie) di 175mq. in via Dante per 670.000 euro trattabili, i cinesi non mi hanno chiamato. Loro investono su attività come ristoranti o bar; come residenza cercano case piccole, a basso prezzo perché vi si adattano. La mia richiesta (circa 3500 euro al mq) in centro non è alta”.
Salvatore vende invece un bar pasticceria – gelateria in viale Ceccarini (annuncio dell’8/8). “Credo che ormai i cinesi siano gli unici ad avere disponibilità economiche – afferma -. Ho avuto contatti solo a livello telefonico. Capisco che la cifra (700.000 euro) sia alta, ma qui lavorano 10 addetti più 4 familiari. Abbiamo 70 posti a sedere, un’ampio parcheggio e un seminterrato per gestire l’ingrosso (paste-bomboloni) dei bar di Riccione”.
A. invece ha un piccolo immobile a Rimini, arredato. Lo propone a 138.000 euro (annuncio 17/9). “Non ho ricevuto telefonate – commenta -. Pensavo che coi cinesi avrei avuto più possibilità”.
Quindi il sito, che sembrava un mercato con infinite possibilità, qui da noi, per ora, non ha funzionato. Anche i cinesi riflettono, poi, forse, compreranno.